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La molecola dei ricordi.

brainWASHINGTON – Sradicare i brutti ricordi, le paure ataviche o una perdita traumatica con un’unica dose di un nuovo medicinale: l’ipotesi di un trattamento farmacologico che aiuti a dimenticare potrebbe essere dietro l’angolo con tutto il suo inevitabile bagaglio di dubbi e problemi etici da risolvere. Scienziati di New York hanno infatti non solo scoperto il ruolo di una specifica molecola cerebrale nell’immagazzinare le memorie, ma hanno già sperimentato con successo su ratti da laboratorio un nuovo ritrovato che ha di fatto ‘eliminato’ i ricordi degli animali. A loro avviso, potrebbe funzionare allo stesso modo sugli esseri umani.


La scoperta – riportata in prima pagina dal New York Times – é stata fatta da un team di neuroscienziati del SUNY di Brooklyn (la New York State University) guidati da Todd Sacktor, che dopo anni di esperimenti hanno individuato nella molecola ‘PKMzeta‘ presente nel cervello la sostanza ‘chiave’ nel connettere le varie molecole coinvolte nel processo di radicamento dei ricordi. In una serie di studi precedenti era stato osservato che le cellule cerebrali, quando attivate da una forte esperienza fanno scattare una sorta di comunicazione veloce tra loro e successivamente crescono in spessore per immagazzinare le memorie appena formate. I test di Sacktor hanno confermato che tra le più di 100 molecole coinvolte nella formazione dei ricordi, la ‘PKMzeta‘ era sempre in funzione nel momento in cui la comunicazione tra i neuroni avveniva a gran velocità e quindi con tutta probabilità era la sostanza rsponsabile dell’avvio di tutto il processo. Gli esperimenti condotti su topi che erano stati addestrati a mantenere ‘ricordi precisi, forti e radicati’ di come evitare una serie di trappole hanno confermato il ruolo di ‘PKMzeta‘. Dopo aver ricevuto una iniezione direttamente nel cervello di un farmaco sperimentale chiamato ‘ZIP’ che interferisce con l’attività della molecola ‘PKMzeta‘, gli animali hanno evidenziato l’immediata cancellazione dei propri ricordi e quindi delle capacità di evitare le trappole. I test sono stati ripetuti da scienziati in Israele e i risultati sono stati confermati. Sacktor e altri neurosceinziati adesso ipotizzano il giorno in cui farmaci simili a ZIP potranno aiutare i malati di Alzheimer, ma i bioetici sollevano dubbi sui rischi di manipolare la memoria umana.

Da Ansa.it

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