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Dormire poco o troppo: un gene al comando

Ricerca dell’Università della California: la capacità di ristorarsi in poche ore dipende dal dna. Studiato il patrimonio genetico dei componenti di una famiglia che riposavano solo 360 minuti al giorno.



IL RECORD minimo è di due ore di sonno ogni notte, quello massimo di dodici. E non c’è allenamento che tenga: quanto ognuno di noi debba regolarmente dormire è scritto nei geni. Ora gli scienziati hanno individuato uno dei frammenti di Dna che dettano il bisogno di riposo personale. I risultati dello studio sono pubblicati su Science.

Sui fortunati che si alzano in forma anche quando la sveglia suona all’alba sono andati a indagare i ricercatori dell’università della California a San Francisco, individuando una particolare mutazione del gene Dec2 in una madre e una figlia che si svegliavano regolarmente due ore prima del resto della famiglia, dopo sei ore passate a letto. “La particolarità di queste persone – spiega Marcello Massimini, ricercatore dell’università di Milano che concentra i suoi studi sui meccanismi neurologici del sonno – è che non risentono affatto del dormire poco. Passano a letto anche solo due o tre ore, e il giorno dopo sono perfettamente efficienti. Se alle persone normali la privazione di sonno fa molto male, loro non hanno ripercussioni sulla salute”

.

Quanti siano gli individui capaci di risparmiare sul tempo trascorso dormendo è ancora ignoto. Così come solo ora si comincia a studiare il segreto del sonno ad alta efficienza. “Dopo aver individuato il gene Dec2 – scrivono i ricercatori californiani guidati da Ying He e Ying-Hui Fu – lo abbiamo trasferito in un gruppo di topolini sottoposti a ingegneria genetica. Abbiamo quindi avuto la conferma che anche loro hanno bisogno di meno riposo rispetto ai topolini normali”. Il cervello delle cavie di notte raggiunge più rapidamente la fase di sonno profondo e i cicli “non Rem” e “Rem” si susseguono con maggiore frequenza.

“La parte di sonno più importante, per quanto riguarda il recupero della funzionalità del cervello, è quella delle onde lente profonde” spiega Massimini. “Gli individui dal riposo breve hanno la capacità di raggiungere rapidamente questa fase, accorciando le tappe del sonno leggero e risparmiando fino a un terzo del tempo. Il limite minimo di riposo che si può raggiungere è due o tre ore. Non ho mai sentito di nessuno che riuscisse a dormire meno”.

Anche nella persone prive di Dec2 (ma probabilmente esistono altri geni coinvolti nella regolazione del riposo) il meccanismo del sonno a tappe forzate può innescarsi. Solo però dopo una o più notti passate in bianco e una grande stanchezza accumulata. “Chi si trova in uno stato di privazione del sonno – scrivono in un editoriale sempre su Science Hyun Hor e Mehdi Tafti dell’università di Losanna – non recupera dormendo più ore, ma facendo ricorso a un sonno più intenso”. Però il prezzo da pagare in termini di stanchezza e occhi semichiusi durante la giornata non rende conveniente la strategia del tirare la corda. “La restrizione del riposo non fa bene per niente – conclude Massimini – e non ci resta che ubbidire a quel che il nostro organismo richiede”.

Repubblica.it

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