Retina artificiale: un’altra via per ridimensionare danni oculari

Inserito da Salvo Franchina on 23 ott, 2009 and filed under Medicina. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Bulbo oculare ingegnerizzato

Bulbo oculare ingegnerizzato

C’è chi sta studiando l’occhio bionico e chi invece pensa ai trapianti di retina. Nella ricerca di rimedi contro la cecità, le due strade procedono parallele ed entrambe stanno dando buoni risultati. Come dimostrano i dati presentati al Neuroscience 2009, il più importante appuntamento annuale del settore, appena conclusosi a Chicago. Gli ingegneri delle protesi hanno messo a punto una retina artificiale, composta da una serie di elettrodi da impiantare nella parte posteriore dell’occhio, che ha restituito parzialmente la vista a persone completamente cieche. Lo studio ha coinvolto 15 pazienti che hanno ricevuto l’impianto e, dopo tre mesi, sono stati sottoposti a una serie di test: dieci di loro sono riusciti a identificare la direzione di oggetti in movimento.

LUCE IN MOVIMENTO - «Questi risultati offrono nuove speranze a molte persone con malattie degenerative della retina come la retinite pigmentosa e la degenerazione maculare – ha commentato Jessy Dorn della Second Sight Medical Products (l’azienda che ha costruito la protesi). – Queste patologie provocano una perdita progressiva della visione dovuta alla distruzione delle cellule nervose». Per trasmettere gli impulsi luminosi agli elettrodi impiantati nella retina, i pazienti dello studio hanno indossato occhiali dotati di una piccola telecamera collegata a un computer attaccato alla cintura. Il computer è in grado di elaborare le immagini registrate dal video e di inviare i dati agli elettrodi impiantati nella retina. Quando i pazienti sono stati invitati a osservare un monitor scuro, dove scorreva una barra bianca, sono riusciti, grazie al dispositivo, a distinguere il movimento di quest’ultima.

CELLULE FETALI - In un altro esperimento, invece, la retina è stata «ricostruita» in laboratorio con cellule retiniche fetali. Ricercatori dell’Università della California a Irvine, hanno poi trapiantato lo strato di cellule nell’occhio di 10 pazienti, quattro con una degenerazione maculare senile e sei con retinite pigmentosa: sette di loro sono migliorati (nel senso che riuscivano a leggere delle lettere su uno schermo), in un caso la situazione è rimasta la stessa e nei restanti due la malattia è peggiorata. «Le cellule trapiantate nella retina del paziente – ha spiegato Robert Aramant, coordinatore dello studio – si sono differenziate in cellule nervose sensibili alla luce». L’intervento chirurgico non ha avuto complicazioni e non si sono osservati fenomeni di rigetto.



MOLECOLE INGEGNERIZZATE – Un terzo esperimento, questa volta condotto su animali, ha rivelato che una proteina ingegnerizzata, sensibile alla luce, è in grado di restituire la visione a roditori affetti da retinite pigmentosa. La proteina si chiama LiGluR (Light Activated Glutamate Rceptor) e può stimolare o inibire l’attività dei neuroni a seconda della lunghezza d’onda della luce. «L’esperimento – ha commentato Natalia Caporale dell’Università della California a Berkeley, primo autore dello studio – potrebbe portare a nuove terapie per i pazienti con significative perdite della capacità visiva e agli ultimi stadi della degenerazione retinica».

Corriere.it

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Tags: cellule, LiGluR, Medicina, Neuroscience, retina artificiale, retinite pigmentosa, trapianti di retina

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1 Response per “Retina artificiale: un’altra via per ridimensionare danni oculari”

  1. [...] poi direttamente incorporando tecnologie di connessione in quelle lenti a contatto o addirittura retine artificiali che vengono testate per ridare la vista ai ciechi. Bellissimo, avere accesso in Rete senza portarsi [...]

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