Salvo Franchina

Genetica: prima volta due DNA maschili hanno dato vita ad un embrione

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TERAMO. Nei laboratori della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, è stato prodotto per la prima volta un di pecora, frutto della fusione di due maschili, anziché di due soggetti di sesso opposto.

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Si tratta di una novità assoluta perché in passato erano stati ottenuti solo da una specie animale, il topo, mentre il risultato raggiunto nei laboratori dell’Ateneo di Teramo riguarda un di animale di interesse veterinario, in avanzata fase di sviluppo.
L’esperimento rientra nel progetto di ricerca “” finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca.

«Lo scopo di questa ricerca – spiega la coordinatrice del progetto Grazyna Ptak – non è quello di promuovere stravaganti esperimenti per ottenere “” in modo poco convenzionale, ma quello di studiare le origini di alcune patologie nella gravidanza della donna, come quelle che, per esempio, determinano la nascita di neonati soprappeso o sottopeso. Gli forniscono l’unico modello per studiare le origini di queste patologie».
«La cosa che mi entusiasma di più – aggiunge la docente della Facoltà di Medicina Veterinaria – è che al momento non sappiamo nulla di questi androgenoti perché non esiste descrizione della loro morfologia in nessuna specie animale, nemmeno nel topo».
«In seguito all’evento fecondativo – prosegue la Ptak – i materno e paterno hanno un ruolo complementare nello sviluppo fetale. Sulla base di questo ruolo, l’ipotetico , contenente solo paterni, viene sempre descritto come un feto fortemente iposviluppato con una placenta sproporzionata, mentre il partenogenote, avente solo materni, è un feto con la placenta iposviluppata. Questo in teoria: quali sono i meccanismi che regolano il diverso sviluppo dei due feti li verificheremo con lo studio del nostro appena prodotto».
Gli embrioni androgenotici frutto del lavoro nei laboratori dell’Università di Teramo sono stati prodotti tramite micromanipolazione dei da parte di due giovanissime ricercatrici dell’Ateneo, la biologa Marta Czernik e la biotecnologa Federica Zacchini, sotto la guida di Pasqualino Loi, uno dei massimi esperti del settore. Alla fase di trasferimento e recupero degli embrioni hanno collaborato altre ricercatrici dell’Università di Teramo: Fiorella Di Egidio, medico veterinario; Antonella D’Agostino, farmacologa; Paola Toschi e Antonella Fidanza, biotecnologhe della riproduzione.



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