Salvo Franchina

Innovativo il PCA3, test molecolare per carcinoma prostatico

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Il è un nuovo genetico specifico per il carcinoma della . L’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma è la prima struttura di Sanità Pubblica nel centro sud ad effettuare il accogliendo così l’esigenza clinica di indicare un’indagine che con una tecnologia innovativa si pone come supporto complementare per una diagnosi più accurata e puntuale della forma tumorale .

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Ad oggi infatti non esiste un valore di dosaggio del che consenta di escludere la presenza del alla ed inoltre l’esito della biopsia non risulta correlata alla diminuzione della mortalità.

Il carcinoma della è il secondo tipo di più diffusa tra gli uomini, seconda solo al tumore del polmone; questa patologia colpisce ogni anno in Italia più di 11.000 uomini con 6300 decessi. Una diagnosi precoce seguita da intervento chirurgico, radio o chemioterapia può portare alla guarigione.


“Con valori di inferiori a 4 ng/ml – precisa la Dr.ssa Laura Conti, Responsabile della Patologia Clinica dell’Istituto Regina Elena – la probabilità di della è del 25%. Dopo un prima biopsia negativa, il tumore della presenta un’incidenza che varia dal 15 al 30% in relazione al di partenza, al dato dell’esplorazione rettale e alla tecnica bioptica adottata. Tale probabilità scende intorno al 10% e in maggior misura alla seconda biopsia negativa.” Pertanto il margine di incertezza rimane anche dopo l’esecuzione del e della biopsia.

Nasce così il nuovo che consente di quantificare il livello di , corrispondente al presente nell’urina, che viene iperespresso in elevate quantità nelle neoplastiche della e se elevato offre il vantaggio di predire una più alta probabilità di successiva biopsia alla positiva.

“Il – sottolinea il prof. Michele Gallucci, direttore della Struttura di Urologia al Regina Elena – contribuisce ad evitare ripetute biopsie in casi con risultati contraddittori e aiuta ad effettuare una diagnosi sempre più precoce per forme di tumore localizzato che necessita di vigilanza e non di terapie aggressive. In pratica ci aiuta a leggere e ad interpretare il valore di un elevato meglio di quanto faccia il libero.”

Il utilizza urina intera, raccolta a seguito di esame digito-rettale, che permette il passaggio di della nel tratto urinario, dove possono essere raccolte nell’urina di primo getto. Le molecole di target vengono isolate dai campioni di urina mediante target capture che provoca la lisi delle e stabilizza l’. Gli di e , dopo amplificazione, vengono quantificati, e il score viene determinato in base al rapporto dell’ di e .

“Il Cancer 3, – precisa la prof. Paola Muti, Direttore Scientifico dell’Istituto Regina Elena – se misurato in modo standardizzato, aiuta a definire la diagnosi di tumore alla e ad indicare le caratteristiche di aggressività. E’ importante per il nostro Istituto partecipare per contribuire alla ulteriore validazione e implementazione clinica di questo biomarker che solo, assieme a pochi altri quali “Human ”, “ plasmino gens activator receptor”, “- specific membrane antigen”, “early cancer antigen”, ha dimostrato efficacia clinica”.

E’ da evidenziare che l’esame viene prescritto esclusivamente dall’urologo.



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