Salvo Franchina

Allarme superbatteri: l’India respinge le accuse riportate sul ‘Lancet’

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bacteria 300x222 Allarme superbatteri: lIndia respinge le accuse riportate sul Lancet

Un gruppo di ricercatori inglesi lanciano l’allarme di nuovi persino alle cure antibiotiche. Il lavoro pubblicato sul giornale ““, asseriva che questa nuova progenie arrivasse dall’, che controbatte alle insinuazioni, insinuando a cospirazioni messe su ad hoc dalle case farmaceutiche.
Qualche decennio fa sembrava quasi conclusa la lotta alle malattie infettive: dopo lo sviluppo di diverse famiglie di farmaci, era opinione diffusa che per i non ci fosse più scampo. Ora invece si sa che le cose non sono così semplici. Come in una guerra, i microrganismi si armano di scudi potenti e tornano a far paura come un tempo. L’ultimo allarme arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Infectious Diseases, una delle voci più autorevoli nel campo delle malattie infettive. La ricerca, intitolata “Emergenza di un nuovo meccanismo di resistenza agli in , Pakistan e Regno Unito“, riporta dell’isolamento di di enterobatteri (microbi che popolano l’apparato digerente) resi ai farmaci carbapenemici “grazie” – si fa per dire – all’opera di un di origine indiana.


La pubblicazione non è passata inosservata e ha subito innescato le polemiche. Dall’ infatti sono intervenuti diversi deputati e lo stesso ministro della Salute per contestare lo studio, che individua nel paese asiatico la “culla” di un nuovo batterio mutato. I parlamentari indiani vedono in queste tesi il frutto di “una cospirazione” delle multinazionali farmaceutiche. “E’ scorretto legare questo batterio all’ – ha affermato il ministro della Salute indiano – . Questa variante può essere contratta in qualunque paese del mondo”.

Polemiche a parte, il su cui si concentra la ricerca di Timothy R. Walsh, professore alla Cardiff University, e colleghi è chiamato New-Delhi-Metallo-1 () ed è stato caratterizzato per la prima volta in . Già l’anno scorso il gruppo di Walsh aveva analizzato il caso di un paziente rimpatriato in Svezia dopo essere stato ricoverato in un ospedale di Nuova Delhi. “Il paziente – spiegano gli autori – era colonizzato dai ed mutati con il “. E’ proprio la codificata da questo (una metallo-beta-lattamasi) ad aver reso i straordinariamente anche ai carbapenemici, ossia gli di ultima generazione. Tale , infatti, si discosta molto dalla “famiglia d’origine” che costituisce il bersaglio dei carbapenemici, ed è quindi completamente immune a questi farmaci.

Ad allarmare parte della comunità scientifica è soprattutto la rapidità con cui questi si stanno diffondendo. Il gruppo di Walsh, infatti, ha individuato oltre cento casi tra , Pakistan e Bangladesh e 37 pazienti infetti nel Regno Unito. In particolare, fra i casi d’Oltremanica 17 avevano viaggiato nel subcontinente nel corso dell’ultimo anno e in 14 erano stati ricoverati in un ospedale locale; per alcuni si trattava di situazioni d’emergenza, per altri di una precisa scelta di “turismo medico”. Sarebbe proprio questa abitudine, unita alla sempre maggiore frequenza dei viaggi intercontinentali, a far sì che questi non solo si diffondano su scala mondiale, ma siano più propensi a “incontrare” altri superbatteri. In tal senso, il timore dei ricercatori è che possano comparire dei microrganismi omni- e dunque pressoché invincibili.

Gli scienziati si interrogano sul fatto che la scoperta dei superbatteri segni l’inizio di un’era “post-antibiotica”. Un fatto certo, secondo Walsh, è che “gli enterobatteri mutati con l’enzima sono altamente a molte classi di e potenzialmente annunciano la fine dei trattamenti con , fluoroquinoloni e amino glicosidi: le principali classi di utilizzate per combattere le infezioni Gram-negative”. Da qui però non bisogna trarre conclusioni affrettate. Come hanno mostrato i ricercatori, infatti, questi sono ancora sensibili ad alcuni farmaci ( e ). La pubblicazione di sottolinea l’importanza di diffondere una cultura ragionata dell’antibiotico e di osservare procedure di sterilizzazione più accurate degli ambienti clinici-ospedalieri, soprattutto in quelle parti del mondo in cui l’educazione medica dei pazienti non è ben radicata.

La ragione per cui paesi come l’, il Pakistan e il Bangladesh sembrano essere terreni particolarmente fertili per il , suggerisce la rivista inglese, può essere trovata nell’utilizzo poco oculato degli tra la popolazione locale. Walsh cita in proposito un articolo sul Journal of Association of Phisicians of a firma dell’esperto in malattie infettive Abdul Ghafur, emblematicamente intitolato: “Annuncio mortuario – sulla morte degli !”. Ghafur spiega come in sia sempre più diffusa la somministrazione di senza prescrizione medica, il che ha portato a una pressione selettiva molto forte e destinata, a meno di interventi appositi, a crescere ulteriormente. Il governo indiano respinge ogni accusa: “Noi rifiutiamo l’idea che gli ospedali indiani non siano sicuri per il turismo sanitario”.
(Fonte: La Repubblica, che mostra anche immagini dei batteri piu’ resistenti alle cure antibiotiche)



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