Malattia di Parkinson: Genova si conferma punto di riferimento per la Liguria nel trattamento delle patologie neurologiche

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Genova, 14 settembre 2010 – Il “Centro per la Malattia di Parkinson ed i Disordini del Movimento” dell’Università di Genova , diretto dal Professor Giovanni Abbruzzese, si conferma polo d’eccellenza nella Regione Liguria per il trattamento dei disturbi del movimento, tra cui la malattia di Parkinson. Presso il Centro vengono trattati oltre 500 pazienti parkinsoniani (circa 2.000 sono le visite effettuate ogni anno) che, grazie ai continui progressi delle terapie farmacologiche e chirurgiche possono contare su diverse soluzioni terapeutiche in grado di contrastare anche per lunghi periodi il peggioramento del quadro clinico.

“La Malattia di Parkinson è la 2^ patologia neurologica cronica più diffusa tra gli anziani dopo l’Alzheimer e colpisce in Italia oltre 250 mila persone. La sua prevalenza a livello mondiale è stimata attorno all’1-2% della popolazione di età superiore ai 65 anni – afferma il Professor Giovanni Abbruzzese – Il nostro Centro si è sempre distinto per l’alta specializzazione dei trattamenti che vanno dalle terapie, per così dire, “tradizionali” a quelle per la fase avanzata della malattia che, in alcuni casi selezionati, prevedono interventi di stimolazione cerebrale profonda. Molto importante, poi, lo sviluppo di nuove tecniche fisioterapiche mirate ad un approccio riabilitativo”.

Presso il Centro di Genova viene, inoltre, svolta un’intensa attività di ricerca scientifica di tipo fisiopatologico, clinico e genetico, anche attraverso la partecipazione a sperimentazioni farmacologiche multicentriche.

“Oltre allo sviluppo di nuovi farmaci, esistono situazioni – continua Abbruzzese – in cui la ricerca farmacologica cerca nuove soluzioni per migliorare il profilo di una molecola già in uso, di cui è stata ampiamente dimostrata l’efficacia”.

E’ il caso, ad esempio, del pramipexolo, appartenente alla classe dei dopamino-agonisti (il cui uso è stato notevolmente incoraggiato negli ultimi anni in seguito alla pubblicazione di studi che hanno dimostrato come il precoce utilizzo possa ritardare significativamente l’insorgenza delle fluttuazioni motorie) e per il quale nel mese di luglio 2010 è stata lanciata la nuova formulazione in compresse a rilascio prolungato con somministrazione unica giornaliera.

“Analogamente ad altri dopamino-agonisti, ci aspettiamo molto – aggiunge Abbruzzese – dalla nuova formulazione di pramipexolo, che dovrebbe ottimizzare il buon funzionamento del farmaco. Le compresse a rilascio prolungato hanno, infatti, il vantaggio di una maggior stabilità dei livelli plasmatici e cerebrali nelle 24 ore, rispetto a quelle a rilascio immediato, che richiedono tre somministrazioni al giorno, ed un miglioramento più costante della funzionalità motoria durante la giornata, con una riduzione della fase “off” ed aumento della fase “on” senza periodi di immobilità fra le dosi”.

“Spesso, poi, i malati di Parkinson hanno un quadro clinico complesso – conclude Abbruzzese – che richiede l’assunzione di molti farmaci diversi per gestire i sintomi della malattia e di altre patologie concomitanti. La possibilità di ridurre il numero di compresse senza dover rinunciare all’efficacia della terapia, dovrebbe, quindi, migliorare anche l’aderenza dei pazienti alla stessa”.

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