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[Assobiotec]Test del Meyer per il difetto di adenosina deaminasi (Ada) il più efficace al mondo

È veloce, poco costoso e si è rivelato il più efficace al mondo. Parliamo del test precoce che permette, a sole 48 ore di vita, di diagnosticare  il difetto di adenosina-deaminasi (ADA), una delle più gravi immunodeficienze congenite.

Il test, sviluppato da tre ricercatori dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer e dell’Università di Firenze, si è rilevato nel tempo unico nello scenario internazionale per l’elevata precisione di diagnosi. Il test, già diventato brevetto registrato in tutti i paesi del mondo, sta rivoluzionando a tal punto la diagnostica da essersi guadagnato diverse pubblicazioni su una delle più prestigiose  riviste di immunologia internazionali, il “Journal of Allergy and Clinical Immunology”, a firma di Chiara Azzari, Giancarlo la Marca e Massimo Resti.
“Immaginate un neonato all’apparenza perfetto, sano sotto ogni profilo – spiega Chiara Azzari professore associato di Pediatria generale e specialistica dell’Università di Firenze . Un bambino che però, quando le difese materne vengono meno, a pochi mesi dalla nascita è aggredibile da qualsiasi germe sia presente nell’ambiente. Germe che per chi è privo di difese immunitarie causa complicazioni gravissime quali l’encefalite, la sepsi, la poliomielite e malattie gravissime il cui insorgere provoca danni permanenti e irreversibili per il resto della sua vita. Un difetto metabolico che grazie alla terapia enzimatica sostitutiva, alla terapia genica e al trapianto di midollo, è perfettamente curabile.


Proprio per evitare di arrivare alla diagnosi quando un danno irreparabile si era già manifestato, ci siamo chiesti cosa era possibile fare per sviluppare un test precoce, da fare subito, alla nascita”.
Il test diagnostico precoce nato per dare risposta immediata a questa malattia rara è uno screening già attivo. La Regione Toscana ha infatti iniziato, come studio pilota, lo screening per difetto di ADA dal 2011. Ad oggi sono stati testati oltre 50.000 bambini, senza alcun risultato falso positivo. È stata fatta la diagnosi di un neonato affetto dalla malattia, che potrà quindi essere seguito clinicamente e curato prima che si manifestino infezioni gravi.
I primi dati. L’applicazione del test ha svelato come questa rara immunodeficienza tanto rara non sia. Fino ad oggi l’incidenza dell’immunodeficienza da difetto di ADA si stimava fosse intorno a 1:500.000 nati. L’alta sensibilità del test ha fatto sì che anche questo valore sia probabilmente da rivedere. Fino ad oggi, in Toscana,  in un arco di tempo in cui sono nati 200.000 neonati, sono stati infatti diagnosticati 4 casi, cioè 1:50.000, un’incidenza apparentemente 10 volte più elevata di quanto prima considerato. Il costo per effettuare il test per tutti i nuovi nati in Toscana in un anno è di poche centinaia di euro, meno di quanto costi una singola giornata di ricovero in occasione della prima infezione.
Un test che funziona anche sulla forma tardiva di ADA. Gli studi condotti al Meyer hanno potuto dimostrare che con il nuovo test non si individuano solo i bambini con la forma più grave di difetto di ADA, ma anche quelli con la forma più tardiva, quelli cioè che inizieranno ad ammalarsi di gravi infezioni dopo i 2-3 anni di vita. “Nessun altro  test al mondo riesce ad identificare questi bambini” afferma Azzari, “anche il test TREC, diffuso in altri paesi del mondo, benché molto più costoso, non riesce ad individuare i bambini con la forma tardiva”.
È proprio per questi risultati che molti pediatri e immunologi da altri paesi europei ed extraeuropei (tra cui USA e paesi del Medio-Oriente) hanno chiesto ai 3 ricercatori del Meyer di poter utilizzare la metodica anche nei loro paesi. “Il basso costo e la possibilità di utilizzare gli stessi operatori e le stesse macchine già routinariamente utilizzate per lo screening” – spiega Massimo Resti – “rende la metodica fattibile da domani, in molti paesi del mondo, permettendo a bambini con questa grave patologia di tornare a vivere una vita normale”.
“Il test che abbiamo sviluppato – spiega Giancarlo la Marca ricercatore del Dipartimento di Farmacologia preclinica e clinica dell’Università di Firenze – non richiede sofisticate apparecchiature medico-scientifiche ma si avvale della spettrometria di massa già utilizzata per lo screening neonatale della Regione Toscana. Il test non richiede poi reagenti particolari, né personale di laboratorio in più. L’unica complessità è stata quella di riuscire ad includere i biomarcatori specifici per il difetto di ADA all’interno del pannello degli altri metaboliti. L’aver superato questa difficoltà conferisce al test un’altissima specificità e sensibilità. Questo significa che individua con certezza e precocemente i neonati con immunodeficienza congenita causata da questo difetto metabolico”.
Il test, come precisa Resti, “discrimina in maniera assoluta i bambini affetti da questa gravissima immunodeficienza, individuando i metaboliti tossici che causano la malattia. La differenza tra il soggetto malato  e il soggetto sano è talmente elevata  che non è possibile sbagliare. Non esistono quindi, con questo test, falsi positivi o negativi; non esiste, di conseguenza, alcun costo associato al richiamo di pazienti non malati. Il test consente di individuare la malattia in fase precocissima della vita, consentendo da subito di effettuare una terapia risolutiva che evita i danni permanenti che si assocerebbero alla loro prima e devastante manifestazione”.
Le immunodeficienze congenite sono malattie gravissime e rare. Il bambino con immunodeficienza congenita nasce sano; sono le malattie infettive gravi che contrae dopo la nascita, proprio per il difetto immunitario presente, che possono portarlo a morte o a causare danni permanenti.
Il bambino con immunodeficienza è così un peso gravissimo per sé stesso, per la propria famiglia e per la società. Se invece la malattia viene diagnosticata nei primi giorni di vita è possibile iniziare immediatamente quelle cure che consentono al bambino di tornare a una vita normale, ad essere di nuovo sano per sempre. È fondamentale pertanto includere la diagnosi delle immunodeficienze congenite in un programma di screening neonatale ed è per questo che l’Advisory Committee for Heritable Disorders in Newborns and Children (ACHDNC), in un voto storico del gennaio 2010 ha deciso di includere queste patologie all’interno di quelle che devono essere primariamente offerte a tutti i nuovi nati. Fino ad oggi esisteva un solo metodo, complesso e costoso, capace di individuare un gruppo di immunodeficienze severe, ma il costo elevato lo rendeva difficilmente sostenibile. Il test sviluppato al Meyer, nell’ambito del Programma Regione Toscana-Università, sta quindi rivoluzionando la diagnosi di questa rara immunodeficienza.

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