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Epatite C: epidemia che riguarda 3 italiani su 100

Epatite C. Un’epidemia «sommersa» che viaggia per il mondo. Un’epidemia globale. Dai 130 ai 210 milioni d’individui nel mondo hanno il loro fegato infettato in modo cronico dal virus che la causa. Il numero preciso non lo conosce nessuno. Si stima, si parla di prevalenza dell’infezione.

Nell’Europa occidentale, riguarda lo 0,4-3% della popolazione a rischio. Sale nell’Est Europa e in Medio Oriente, sebbene non sia esattamente quantificabile. L’Egitto è il paese al mondo con la più alta prevalenza: 9% nelle aree urbane, fino a raggiungere il 50% in alcune aree rurali. In Italia, il numero di soggetti con infezione cronica da virus dell’epatite C supera il milione e mezzo (3% della popolazione). Infezione sommersa, per il numero di portatori sani e per l’assenza di sintomi, anche se globalmente rappresenta la prima causa di decesso per malattie infettive trasmissibili.
L’OMS – L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha recentemente riconosciuto la gravità del problema «epatite C», invitando i governi nazionali a stanziare fondi per far fronte all’urgenza. Un virus che infetta senza sintomi nel 50-90% dei casi, senza far sapere che è in azione, e che può uccidere lentamente, danneggiando progressivamente il fegato. Raramente colpisce in modo violento e manifesto (epatite acuta). E questo 50-90% dei casi in cui l’infezione decorre senza mostrarsi diventano portatori cronici del virus. Il loro sistema immunitario non riesce a eliminare spontaneamente l’infezione che, quindi, cronicizza.

E il danno che il virus arreca al fegato è variabile in termini d’infiammazione e sviluppo di fibrosi (cicatrici che impediscono alle cellule di rigenerarsi). Dice Antonio Gasbarrini, gastroenterologo del Gemelli di Roma e presidente della Fondazione italiana ricerca in epatologia (Fire): «In alcuni individui, nonostante la replicazione del virus sia evidente e sostenuta, può non esserci un quadro di epatite aggressiva. In altri, la progressione della fibrosi può portare in tempi più o meno lunghi allo sviluppo della cirrosi epatica». E quando le «cicatrici» prevalgono sulle cellule attive e rigeneranti, il fegato va in tilt.

LE NUOVE MISURE – Con la risoluzione 6318 del 2010 l’Oms ha stabilito che tutti i Paesi membri devono adottare misure volte a contrastare la diffusione e a sconfiggere le epatiti virali. L’epidemia sommersa va fermata. In Italia il progetto Alleanza contro l’epatite (Ace) firmato da Fire, Associazione italiana studio fegato (Aisf) ed EpaC ha proprio lo scopo di sensibilizzare media e istituzioni nella lotta alle epatiti da virus C e B nel nostro Paese. Come fare? «In passato – spiega Gasbarrini – la maggior parte delle infezioni del fegato da virus C era dovuta al contatto con sangue infetto (in chirurgia, per cure o per uso di droghe endovena tramite scambio di siringhe). La trasmissione per via sessuale era invece più rara. Attualmente, un controllo più rigoroso del materiale sanitario e il miglioramento delle tecniche di sterilizzazione ha portato a ridurre drasticamente, fino al quasi completo azzeramento, il rischio di trasmissione. Tuttavia, il metodo migliore per arginare i danni dell’infezione rimane l’informazione. Campagne sociali nelle scuole e fra i giovani che istruiscano sull’uso corretto del materiale sanitario e sulle politiche igieniche, nonché iniziative volte a contenere l’uso di droghe, oltre ad un’adeguata preparazione del personale sanitario, sono fondamentali per raggiungere questo obiettivo». E’ questa la RoadMap fissata dall’Oms per sconfiggere il virus evitando la sua diffusione. In attesa che nuovi farmaci siano in grado di eliminarlo del tutto quando colpisce.

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