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Il ruolo dei colori nel percepire i movimenti

I colori consentono una percezione più precisa e completa del movimento: è quanto hanno concluso alcuni ricercatori studiando due diversi tipi di fotorecettori dell’occhio del moscerino della frutta i cui output, secondo i risultati, sono coinvolti in una forma di integrazione neurobiologica.

La percezione del movimento e quella dei colori sono collegate? E se sì in che modo? Finora i trattati di neurobiologia hanno riportato che in questi due tipi di percezione vengano utilizzati cammini percorsi separati ma esistono ragioni di pensare che esista una forma di integrazione tra i due sistemi. Potenzialmente la discriminazione cromatica consente di diminuire l’incertezza e di orientare l’azione nel mondo in modo più proficuo.

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Science” a firma di un gruppo di ricercatori di un consorzio di istituti di diverse nazioni tra cui l’Università di Sheffield, l’Università normale di Pechino, lo Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development dei National Institutes of Health di Bethesda, nel Maryland, e l’Università di Cambridge, nel Regno Unito. ha ora fornito una base sperimentale a questa ipotesi.

Oggetto dello studio è stato, come in molti casi analoghi, il moscerino della frutta Drosophila melanogaster, e in particolare specifiche classi di fotorecettori del suo occhio. L’occhio di D. melanogaster è infatti considerato uno dei più sofisticati tra tutti gli insetti; esso è costituito da circa 800 unità chiamate ommatidi, ciascuna delle quali a sua volta, è costituita da otto fotorecettori a cui ci si riferisce con le sigle R1-R8, che producono rodopsina, la proteina che media la percezione della radiazione luminosa, in diverse forme, sensibili a diversi colori dello spettro elettromagnetico.

Le cellule R1-R6 producono rodopsina 1 (Rh1) che assorbe una sola parte dello spettro visibile, il blu (480 nanometri). R7 ed R8 sono invece in grado di sintetizzare le varianti Rh3 o Rh4, sensibili alla luce ultravioletta, e le varianti Rh5 ed Rh6, sensibili alla luce blu e verde, rispettivamente.

 

Finora, si riteneva che questa differenza tra le due classi di recettori riflettesse una netta distinzione di funzione: le cellule R1-R6 per la raccolta di informazioni riguardanti il moto, i fotorecettori R7 ed R8 per la raccolta di informazioni riguardanti i colori. Grazie alle analisi condotte utilizzando metodiche elettrofisiologiche, ottiche e comportamentali, sì è riscontrato invece che anche R7 ed R8 contribuiscono a costituire l’output neurologico che consente al moscerino di produrre risposte motorie complesse agli stimoli percettivi. In poche parole, di avere una visione molto più precisa e affidabile di ciò che succede nell’ambiente in cui si muove.

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