Caffeina per il Parkinson, sosta…

La caffeina potrebbe aiut…

Leucemia mieloide acuta: passi i…

Alcuni ricercatori europe…

Farmaco anticancro si rivela eff…

Secondo uno studio pubbli…

Disfunzione erettile: parte la c…

In Italia ne soffrono 3 m…

Connessioni tra apnee notturne e…

I disturbi respiratori ne…

HPV HC2 e PAP test: insieme effi…

[caption id="attachment_7…

La buccia di mandorla, prebiotic…

[caption id="attachment_6…

Cellule staminali da laboratorio

Cellule staminali isolate…

A Trescore Cremasco una giornata…

Venerdì 13 maggio, a Tres…

Tumori: scoperti due nuovi bioma…

Presto un semplice esame …

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Vasi sanguigni danneggiati riparati da cellule “di supporto”

Stimolare la produzione di cellule di “serie B” per rigenerare i vasi sanguigni danneggiati. Si tratta della tecnica messa a punto da Matthew Frontini, ricercatore della Schulich School of Medicine & Dentistry, e da Geoffrey Pickering, della University of Western Ontario, di London (in Canada), nel corso di uno studio pubblicato su Nature Biotechnology.


Durante l’esperimento, condotto su un gruppo di topi, i due scienziati, tramite l’impiego di un fattore biologico – chiamato fattore di crescita dei fibroblasti 9 (FGF9) -, hanno stimolato la produzione delle cellule “di supporto” della parete vascolare – anziché concentrarsi, come avevano fatto gli studi precedenti, su quelle endoteliali o sulle cellule che rivestono la parete arteriosa – per favorire la rigenerazione dei vasi danneggiati.

Al termine dello studio, gli esperti hanno rilevato che i nuovi germogli vascolari non erano avvizziti e scomparsi, a differenza di quelli prodotti tramite l’attivazione delle cellule “principali”, ma erano durati oltre un anno. Non è tutto: i vasi sanguigni così “rigenerati” risultavano avvolti da una rete di cellule muscolari in grado di comprimerli e distenderli, un processo che assicura ai tessuti il giusto apporto di sangue e di ossigeno.

“L’FGF9 sembra ‘risvegliare’ le cellule di sostegno e stimolarne l’avvolgimento intorno alla parete vascolare –, spiega Frontini -. L’idea di stimolare le cellule di ‘supporto’ anziché quelle ‘principali’ offre la possibilità di ripensare e di migliorare il modo di curare i pazienti affetti da disturbi vascolari”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: