Salvo Franchina

H5N1: pubblicato lo studio che ha suscitato il vespaio di polemiche

Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page


Modificando il in modo da renderlo più facilmente trasmissibile ai mammiferi, i ricercatori sono riusciti a scoprire cinque che, tutte insieme, consentono al di acquisire la capacità di trasmettersi per via aerea. Dato che due di esse si riscontrano in natura, indicando che per mutare i influenzali non hanno bisogno di mescolare i loro genomi con un altro all’interno di un ospite animale intermedio , gli esperti ne hanno concluso che la  trasmissibilità aerea di è “potenzialmente una seria minaccia”. H5N1 300x198 H5N1: pubblicato lo studio che ha suscitato il vespaio di polemiche

Lo studio sulla di mutati che alcuni mesi fa aveva scatenato roventi polemiche e la richiesta di bloccarne la pubblicazione è ora apparso su “Science”. Il direttore della rivista, Bruce Alberts, osserva che la pubblicazione dei nuovi dati sulla potenziale trasformazione di in una forma che può essere trasmessa per via aerea tra furetti spingerà politici e scienziati a lavorare per ridurre la probabilità che il evolva in modo da causare una pandemia.

Lo studio – a prima firma Sander Herfst - è pubblicato nel quadro di uno “speciale” della rivista dedicato all’influenza aviaria, in cui compare anche un altro articolo a prima firma Colin Russell, in cui viene approfondito il problema del rischio che come quelle descritte da Hefst e colleghi possano verificarsi spontaneamente in natura.


Nella ricerca all’origine delle polemiche, Herfst e colleghi hanno anzitutto il , cambiando in particolare tre amminoacidi per aumentarne l’affinità verso ospiti mammiferi.

Hanno quindi infettato dei furetti (che mostrano sintomi di influenza simili agli esseri umani) inoculando direttamente il , e  monitorandone poi l’evoluzione con il prelievo di campioni di mucosa nasale. Durante gli esperimenti sono apparse varie nuove che sembrano dare ai caratteristiche che favoriscono la replicazione nella cavità oronasale, e quindi una potenziale tramissibilità per via aerea.

I ricercatori hanno quindi testato i selezionati per controllare se potessero essere trasmessi da furetto a furetto attraverso l’aria, veicolati da goccioline respiratorie. La maggior parte dei furetti sani posti in gabbie vicine a quelle con animali infetti è stato effettivamente contagiato, tuttavia in modo non fatale. I sono stati fatali sono per i furetti in cui erano stati inoculati direttamente in gola e a dosi molto elevate.

Sequenziando i , i ricercatori hanno così scoperto cinque che, se presenti tutte insieme, conferiscono la capacità di trasmissione per via aerea: le tre introdotte inizialmente e due che si sono presentate successivamente. Quattro dei cambiamenti erano a carico dell’emoagglutinina, la sulla superficie del che lo aiuta a penetrare nelle ospiti. Il quinto riguardava la polimerasi 2, che aiuta il replicare il proprio genoma.

 

Queste erano state tutte osservate – singolarmente, o in combinazione parziale -  in trovati in natura. Si pensava che, per innescare una pandemia, i influenzali dovessero prima mescolare i loro genomi con un altro all’interno di un ospite animale. Lo studio mostra però che un simile “riassortimento” non è necessario perché il mutante cambi le caratteristiche di trasmissibilità.

 

Nello studio di Russell si osserva che diversi ceppi circolanti dell’influenza hanno già due delle note per rendere sperimentali i ceppi del trasmissibile tra i mammiferi attraverso le goccioline respiratorie. Questi potrebbero quindi bisogno di solo tre per assomigliare al dello studio di Herfst e colleghi, o appena di due per somigliare a quello di un’altra recente ricerca, pubblicata da Masaki Imai e colleghi su “Nature”.

 

Nella seconda parte dello studio, Russell e colleghi hanno identificato sei fattori che potrebbero rendere più probabile l’evoluzione dell’intera serie di , e due fattori che la rendono meno probabile.

 

E’ attualmente impossibile stimare con precisione la probabilità che questi si evolvano naturalmente – osservano i ricercatori – ma i risultati suggeriscono che le rimanenti potrebbe evolversi all’interno di un singolo ospite mammifero. Di conseguenza, la trasmissibilità aerea del , in continua evoluzione in natura, rappresenta “potenzialmente una seria minaccia”.



 H5N1: pubblicato lo studio che ha suscitato il vespaio di polemiche
Tag:, , , , ,

Crediti:

300x250_IT_txf_log_110303