Salvo Franchina

Melanoma: una ricerca descrive una proteina in grado di arrestarne la progressione maligna

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Ricercatori dell’Universita’ Cattolica del Sacro di Roma, insieme a colleghi americani, hanno scoperto una , chiamata ””, che potrebbe aiutare a sconfiggere il , il della piu’ aggressivo.HINT1 300x196 Melanoma: una ricerca descrive una proteina in grado di arrestarne la progressione maligna

L’e'quipe di Alessandro Sgambato dell’Istituto di Patologia Generale dell’Universita’ Cattolica, diretto da Achille Cittadini, insieme con colleghi del Cancer Center della Columbia University di New York e del Dipartimento di Oncologia Medica del Dana Farber Cancer Institute della Harvard University di Boston (dove ha lavorato Giannicola Genovese, dottorando in Oncobiologia e Oncologia Medica alla Cattolica di Roma), ha scoperto che e’ ”” (assente, ridotta o disattivata) in molti casi di e che riattivandola (per ora in coltivate in provetta) si puo’ arrestare la crescita delle malate. Lo studio e’ stato pubblicato sulla rivista Cell Cycle.

Secondo le prime stime formulate dai ricercatori italiani, disfunzioni a carico di potrebbero essere coinvolte nel 40% dei casi di .


maligno molto aggressivo – che ha origine dai melanociti, le cutanee responsabili della di melanina (molecola che colora la nostra ), e insorge frequentemente su un neo preesistente ma puo’ comparire anche ”de novo”, dai melanociti normali della – il rappresenta la prima causa di al mondo per della e la sua incidenza e’ cresciuta negli ultimi decenni a un ritmo superiore a quello di qualsiasi altro tipo di . Rarissimo prima della puberta’, il colpisce prevalentemente soggetti tra i 30 e i 60 anni. In Italia si registrano circa 7 mila nuove diagnosi l’anno con 1.500 decessi. A livello mondiale, si stima che nell’ultimo decennio il abbia raggiunto i 100.000 nuovi casi l’anno: un aumento di circa il 15% rispetto al decennio precedente. Inoltre, l’eta’ dei malati si sta abbassando progressivamente. Se 10 anni fa i giovani rappresentavano solo il 5% dei casi, oggi il 20% dei casi riguarda pazienti tra i 15 e i 39 anni, aumento che e’ stato attribuito sia a una scorretta esposizione solare durante l’infanzia, sia all’uso esagerato delle lampade solari.

”Abbiamo dimostrato che e’ frequentemente assente in di e che la sua riattivazione riduce la crescita e la malignita’ del ”,spiega Sgambato.

I risultati dello studio suggeriscono che ripristinando l’attivita’ della si potrebbe bloccare lo sviluppo del e, potenzialmente, delle sue metastasi. La speranza, quindi, e’ di sviluppare dei farmaci capaci di mimare l’attivita’ di . Inoltre, poiche’ e’ alterato anche in altri tumori quali il del colon e dello stomaco, un eventuale farmaco sarebbe efficace anche in questi tumori. ”Naturalmente – sottolinea il patologo generale della Cattolica – non sara’ facile sviluppare un simile farmaco e sara’ necessario il coinvolgimento di aziende farmaceutiche che, ci auguriamo, possano finanziarne lo sviluppo, collaborando con noi per la messa a punto del trattamento”.



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