Salvo Franchina

I ganglii cerebrali della voracità

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I di una regione dell’ che esprimo il correlato alla svolgono un ruolo centrale nella regolazione del comportamento . Attraverso le loro proiezioni assoniche modulano l’attività di altri che producono e che svolgono una potente azione di soppressione della sensazione di fame. Questa scoperta permette la creazione di un modello utile per nuovi approcci terapeutici a disturbi comportamentali caratterizzati da eccessi alimentari.csi 7 regions 300x289 I ganglii cerebrali della voracità

Conosciamo numerose molecole in grado di influire sul nostro comportamento , mentre assai meno sappiamo sui  coinvolti nell’assunzione di su input rappresentati da quelle molecole. Ora una ricerca condotta da biologi dello statunitense Howard Hughes Medical Institute è riuscito a definire una prima mappature di questi , descritta in un articolo pubblicato su “Nature”.
Nello studio, che ha sfruttato anche tecniche di optogenetrica, i ricercatori hanno sottolineato il ruolo centrale ai fini del controllo del comportamento , dei nel arcuato dell’ (ARC) che esprimono il correlato alla .


Si tratta di sensoriali che vengono attivati da messaggeri che segnalano uno stato di deficit energetico, come per esempio la grelina. Un’elevata attività elettrica dei induce rapidamente un comportamento vorace, anche in un topo ben pasciuto. Al contrario, l’ablazione di questi determina l’annullamento del comportamento , mentre un abbassamento della loro attività porta a una diminuzione dell’assunzione di . Di fatto, questo tipo di che controllano lo stato energetico dell’ sono il punto di accesso ai che mediano e orchestrano le complesse risposte comportamentali legate all’.

In particolare, i ricercatori hanno mostrato che le proiezioni assoniche di questi raggiungono sia dell’ paraventricolare (la cui inibizione prolungata è sufficiente a scatenare un comportamento acuto) sia, in misura ancora più marcata, che producono , che possono esercitare una potente azione di soppressione della sensazione di fame. La perdita di che producono  è associata alla sindrome di Prader-Willi, che porta a una fame insaziabile, presumibilmente a causa di una risposta perturbata alla sazietà.

I ricercatori hanno dimostrato che i inibiscono fortemente i che producono pro-opiomelanocortina (POMC), che pur non intervenendo nel comportamento “acuto” partecipano alla sua regolazione a più lungo termine.

La scoperta di una “relazione meccanicistica – scrivono gli autori – implica che l’attivazione dei può fornire un modello comportamentale che potrebbe essere utilizzato per esplorare approcci terapeutici alla sovralimentazione.”



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