Le strategie di sopravvivenza ce…

Digiuno forzato? Le cellu…

Patologie cardiache: un amminoac…

Un molecola "sentinella" …

Alzheimer: scala le classifiche …

Fino a oggi l’Alzheimer s…

Conservazione organi: una nuova …

Grazie a una nuova tecnic…

Tumori: consegnata ricerca sulla…

Roma, 1 dic - Grazie a un…

Terapia genica per curare retini…

[caption id="attachment_8…

Tumori: scoperto ruolo cruciale …

Potrebbe essere una scope…

Coscienza visiva: la prima inizi…

Anche i bambini più pic…

Scoperta dell'Università degli S…

L’Enterovirus ha recentem…

Cancro al seno e obesita': scope…

Un comune "mantra" che ci…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Morbo di Parkinson: scoperta una proteina che causa forma rara malattia

Una proteina chiamata alfa-sinucleina potrebbe essere la causa di una forma meno diffusa di Parkinson. La ricerca della Columbia University e’ stata pubblicata su ‘Nature’. Lo dimostrerebbe il ruolo chiave della proteina alfa-sinucleina nello sviluppo della malattia e offrirebbe quindi nuovo potenziali bersagli terapeutici. Il nuovo studio si e’ basato principalmente sull’analisi del tessuto cerebrale umano. Secondo il team, le persone che presentano alcune varianti del gene deputato alla produzione di alfa-sinucleina producono una quantita’ eccessiva della proteina stessa, che danneggia i neuroni, e in particolare i quelli dopaminergici.


Utilizzando varie tecniche di mappatura genica, i ricercatori hanno quindi confermato che l’alfa-sinucleina e’ un fattore importante per la comparsa del Parkinson. Gli scienziati hanno gia’ identificato potenziali farmaci che riducono l’accumulo di alfa-sinucleina e che in un futuro non lontano potrebbero essere testati sui pazienti. Inoltre potrebbero essere effettuati dei test per rivelare la presenta di elevati livelli di alfa-sinucleina nel sangue. “C’e’ un enorme bisogno di un biomarker per il Parkinson che ora puo’ essere diagnosticata solo sulla base dei sintomi clinici. La scoperta e’ particolarmente interessante, ma deve essere convalidato in altri gruppi di pazienti”, ha spiegato Asa Abeliovic, autrice della ricerca .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: