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Metodo Stamina, Nanni Costa, fuori da ogni norma, rischio reale

I trattamenti con cellule staminali mesenchimali effettuati con il metodo della Stamina Foundation “sono fuori da ogni norma, e l’uso di questi preparati pone condizioni di rischio reale” per i pazienti. A sintetizzare così le conclusioni del lavoro della Commissione ministeriale che ha esaminato “il protocollo, i laboratori e i campioni” usati per i trattamenti, finiti al centro di una serie di vicende giudiziarie e messi sotto inchiesta dal procuratore torinese Raffaele Guariniello, è Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt) e presidente del Comitato trapianti del Consiglio d’Europa (Cdpto).
Il trattamento, dopo un primo stop che aveva suscitato numerose polemiche questa estate, era stato autorizzato con una serie di provvedimenti giudiziari per Celeste, Smeralda e Daniele, i tre piccoli pazienti seguiti agli Spedali Civili di Brescia. Nel frattempo la Commissione ministeriale “ha esaminato il protocollo, i laboratori e i campioni”, arrivando alla conclusione che “l’utilizzo di questi ultimi pone condizioni di rischio reale”.

Analizzando i risultati del rapporto consegnato alla Procura di Torino, e diffuso dalla stampa, Nanni Costa ribadisce all’Adnkronos Salute che “dalle indagini sono emerse problematiche relative alla metodologia e alla conservazione dei campioni”.
In particolare, “in Italia sono stati riprodotti i protocolli di Stamina Foundation in base ai brevetti pubblicati”, con un approccio che non ha mancato di “suscitare perplessità: a volte ai pazienti è inoculato materiale biologico prelevato dal malato, a volte da un altro paziente e altre volte ancora da una terza persona”, con rischi di contagio batterico e virale, ma anche di altri effetti collaterali. Non solo: “Non si è compreso il razionale che sta dietro queste diverse scelte”. Inoltre “i campioni sono conservati in contenitori con etichette scritte a mano, e a matita, a volte con una grafia poco comprensibile, i laboratori non sono adatti e non rispondono alle norme”. Per di più “non ci sono studi pubblicati su riviste scientifiche con impact factor sui risultati del metodo brevettato da Stamina. Insomma – conclude Nanni Costa – siamo fuori da ogni norma”.

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