Tigem, ecco lo «spazzino» contro…

[caption id="attachment_1…

Anemia: una patologia da affront…

Nasce “Anemia Alli…

Benda biotech per ferite, che ai…

- E' simile a un ''franco…

Autismo: il deficit che si può r…

E' possibile rilevare i d…

L'adattamento alle circostanze a…

Colture di specie batteri…

Dal CNR la scoperta di un gene i…

[caption id="attachment_8…

83° Congresso Nazionale della So…

Dall’ 83° Congresso Nazio…

Encefalopatia da trauma: svilupp…

L'Encefalopatia traumatic…

Da staminali della pelle al sang…

[caption id="attachment_9…

Tumori: una proteina in grado di…

Il corpo possiede una sor…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Ipotiroidismo: un terzo dei pazienti non segue la cura adeguatamente


La levotiroxina va presa a digiuno 30 minuti prima della colazione: una nuova formulazione può risolvere il problema
Il 3% della popolazione italiana è in trattamento sostitutivo con un ormone tiroideo. Si tratta di una terapia “facile” che consiste nell’assumere quotidianamente una dose di levotiroxina, l’ormone che la tiroide non è più in grado di produrre. Eppure, nonostante la sua semplicità, questa terapia non viene seguita correttamente da oltre un terzo dei pazienti. È quanto emerge da un’indagine Doxa condotta su 243 soggetti rappresentativi della realtà del nostro Paese con l’intento di verificare l’impatto della patologia tiroidea sulla qualità della vita.thyroid

DIPENDENZA A VITA – «La ricerca, realizzata attraverso l’analisi di un questionario somministrato in parallelo al medico e al paziente, aveva l’obiettivo di comprendere le abitudini dei pazienti circa l’adesione alla terapia e la modalità di assunzione dell’ormone tiroideo» spiega Giuseppe Venturelli, responsabile della ricerca Doxa. Le ragioni per cui è necessario ricorrere alla terapia sostitutiva sono da ricondurre essenzialmente a un ipotiroidismo conseguente una tiroidite cronica, agli esiti di un’asportazione della ghiandola (per esempio a causa di un tumore), ad altre forme di ipotiroidismo o agli esiti di una terapia con radioiodio. È questa la popolazione di soggetti in cui è stata condotta la ricerca che ha mostrato come il 37% delle persone affette da ipotiroidismo si sentano “diverse” da quando hanno iniziato a soffrire di questo problema e come il 31% sia preoccupato per la “dipendenza a vita” da un farmaco.

VA PRESA A DIGIUNO – Nonostante le preoccupazioni legate a questa condizione, tuttavia, sono due su tre i pazienti che ammettono di non rispettare le indicazioni di cura del proprio medico; dato che trova riscontro nelle dichiarazioni degli stessi medici che ritengono che un paziente su due (il 48%) abbia scarsa adesione alla terapia con levotiroxina. In particolare, l’indagine mostra che il 66% dei pazienti fa colazione prima dei 30 minuti raccomandati e che il 36% dei pazienti dichiara di far fatica ad assumere il farmaco in modo corretto. Affinché la levotiroxina sia pienamente efficiente è infatti necessario che venga assunta al mattino a digiuno, attendendo almeno 30 minuti prima di fare colazione. «La levotiroxina in monoterapia rappresenta il trattamento di scelta nei pazienti ipotiroidei che, grazie alla sua lunga emivita, assumono una singola dose giornaliera, la cui quantità deve però essere calibrata attentamente persona per persona – ribadisce Enrico Papini, dell’Associazione Medici Endocrinologi, direttore UOC Endocrinologia e Malattie Metaboliche Ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale -. Purtroppo, in alcuni pazienti, anche dopo ripetuti aggiustamenti, non si riesce a ottenere il risultato desiderato. Possibili cause sono il ridotto o variabile assorbimento della levotiroxina causato da farmaci, alimenti o patologie gastroenteriche che provocano malassorbimento».

NUOVA FORMULAZIONE – «Un sostanziale avanzamento alla soluzione di tutti questi problemi – spiega Salvatore Maria Corsello, professore Associato di Endocrinologia, Università Cattolica Sacro Cuore di Roma – è rappresentato dalla formulazione orale liquida della tiroxina (una nuova formulazione del farmaco, ndr). Questo consente una netta riduzione dei tempi di attesa tra l’assunzione del farmaco e la prima colazione, elemento veramente essenziale per migliorare l’aderenza del paziente alla terapia. Infatti quando il cibo arriva nell’intestino tenue, l’assorbimento della tiroxina nella formulazione liquida è già in gran parte avvenuto».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: