Medicina rigenerativa: pancreas, ricostruito organo nel midollo osseo

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Il diabete di tipo 3c – precisano dal San Raffaele di Milano – colpisce i pazienti ai quali viene asportato chirurgicamente il pancreas, perche’ perdono le funzioni svolte dall’organo. Fra tutte la piu’ importante e’ la regolazione del metabolismo degli zuccheri, che dipende dalla produzione di ormoni come l’insulina e il glucagone. Il diabete 3c e’ difficile da controllare anche con le piu’ avanzate terapie insuliniche, evidenziano gli esperti.      Infatti, se nel diabete classico di tipo 1 (giovanile) o tipo 2 (adulto) il danno e’ sostanzialmente limitato alle cellule beta che producono l’insulina, nella forma 3c vengono meno sia le cellule beta, sia tutte le altre cellule endocrine che abitano nel pancreas all’interno delle Isole del Langerhans. Cellule che producono altri ormoni, altrettanto importanti per la regolazione dei livelli di zucchero nel sangue. Le conseguenze per il paziente sono una peggiore qualita’ di vita e il rischio di complicanze, anche gravi, come il coma ipoglicemico. Da qui l’importanza di una tecnica come quella testata con successo a Milano, che di fatto permetterebbe di prevenire l’insorgenza di diabete 3c. “L’approccio utilizzato in questi pazienti e’ innovativo e dimostra per la prima volta – sottolinea Lorenzo Piemonti, responsabile del programma di trapianto di isole e dell’Unita’ della biologia delle beta cellule al Dri dell’Irccs ospedale San Raffaele – che e’ possibile per un tessuto non ematopoietico, e nella fattispecie endocrino, sopravvivere e funzionare in un ambiente molto particolare come quello del midollo osseo, dove normalmente vivono le cellule staminali dedicate principalmente alla creazione del sangue. E’ un risultato straordinario e potrebbe aprire in generale scenari inaspettati nel campo della medicina rigenerativa”.

“Normalmente, nella pratica clinica – continua Fabio Ciceri, responsabile Unita’ ematologia e programma trapianto cellule staminali – fino ad oggi il midollo osseo e’ stato utilizzato per accogliere trapianti di cellule staminali ematopoietiche in pazienti con malattie come la leucemia. E’ straordinario vedere come in realta’ questo ambiente sia in grado di accogliere anche altri tipi di tessuti”. “Prevenire l’insorgenza del diabete post-chirurgico mediante l’uso del tessuto autologo e’ un concetto innovativo che offre una nuova prospettiva terapeutica ai pazienti con malattie del pancreas”, affermano Gianpaolo Balzano e Paola Maffi, primi autori dello studio e responsabili, rispettivamente, dell’Unita’ di chirurgia pancreatica e Unita’ trapianto isole. “La nostra speranza – conclude Piemonti – e’ che il microambiente del midollo osseo possa essere utilizzato anche nei pazienti con diabete di tipo 1 sottoposti a trapianto allogenico da donatore d’organo. Grazie a questa prima esperienza, abbiamo potuto iniziare uno studio clinico anche in questi pazienti e, presumibilmente, avremo i primi risultati a partire dal prossimo anno. In questo caso la situazione e’ piu’ complessa, poiche’ si deve tenere conto della reazione del sistema immunitario”.

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