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[3.SIN] Novità sulle terapie nella sclerosi multipla

sclerosiProf. Giancarlo Comi – Past President SIN e Direttore Dipartimento Neurologico e Istitutodi Neurologia Sperimentale Università Vita-Salute, Ospedale San Raffaele di Milano

 

Il Congresso di quest’anno vede un elevato numero di contributi che conferma il grande interesse dei ricercatori e dei medici del nostro Paese sulla tematica della Sclerosi Multipla.

Si possono individuare alcuni temi particolarmente significativi sia dal punto di vista scientifico, sia per il numero di contributi giunti.

Innanzitutto è il momento di fare il punto sulle terapie recentemente introdotte in Italia o di prossima introduzione. Verranno presentati in alcuni workshop i risultati degli studi di estensione affiancati da alcuni studi post marketing effettuati nel nostro Paese che contribuiscono a meglio definire il profilo di sicurezza ed efficacia di farmaci come il fingolimod e la teriflunomide.

Per quanto concerne invece i farmaci che sono in uso da più tempo, sono interessanti alcune osservazioni di farmaco geneticache aiutano ad individuare, grazie a dei marcatori genetici appena scoperti, una maggiore suscettibilità al trattamento, come ad esempio nel caso dell’interferone beta. Numerosi sono gli studi sul Natalizumab, di articolare interesse un’osservazione che ne conferma la notevole efficacia e l’ottima tollerabilità anche in età pediatrica.

Ci sono poi una serie di contributi che si focalizzano su un problema molto importante che è la conseguenza della sospensione del trattamento con Natalizumab a seguito della percezione di rischio eccessivo di una possibile complicanza temibile, cioè la encefalite multifocale progressiva. I contributi in questo caso indicano concordemente l’opportunità di sostituire al più presto la terapia, dopo la sospensione di Natalizumab, con una cura alternativa da individuare in base alle caratteristiche del paziente e, in particolare, al rischio che egli presenta di una forte recrudescenza degli attacchi. In questo tipo di pazienti è del tutto raccomandabile un trattamento anche aggressivo.

Sempre nei pazienti che sospendono Natalizumab, un’interessante osservazione viene fatta con riferimento alle donne che devono sospendere il farmaco perché è intervenuta una gravidanza inattesa. L’osservazione di 5 donne in questa condizione ha dimostrato che in gravidanza la sospensione del trattamento comporta comunque un forte rischio della comparsa di ricadute, come se la naturale protezione della gravidanza nei confronti degli attacchi venisse meno nelle donne in trattamento con Natalizumab quando poi viene poi sospeso. Altri interessanti studi su SM e gravidanza dimostrano che la tendenza ad avere figli appare ridotta nelle donne affette da SM, mentre vi è un accentuato ricorso all’aborto e al parto cesareo, probabilmente per le preoccupazioni per il futuro che la malattia può risvegliare.

Sempre in ambito terapeutico, una serie di studi definisce meglio il ruolo dei cannabinoidi individuando concordemente un’efficacia nel trattamento anche migliore di quanto riscontrato in sperimentazioni cliniche. Di particolare significato il risultato di uno studio controllato che evidenzia l’efficacia del trattamento con cannabinoidi sulla spasticità.

Numerosi i contributi che riguardano gli aspetti diagnostici e prognostici in particolare della risonanza magnetica, dei potenziali evocati, dell’OCT (TOMOGRAFIA A COERENZA OTTICA), e di alcuni marker biologici come i neuro filamenti, in particolare in pazienti all’esordio della malattia e in pazienti pediatrici.

Infine è sempre elevata l’attenzione sui problemi cognitivi e sui problemi affettivi che hanno una grande ricaduta sulla qualità della vita dei pazienti. Molto interessante l’osservazione che la riserva cognitiva che ognuno di noi si costruisce con una vita attiva e curiosa protegge dalle alterazioni cognitive talvolta determinate dalla malattia. Altrettanto interessante l’osservazione che, a parità di danno cerebrale causato dalla malattia, i bambini hanno meno conseguenze sul piano cognitivo degli adulti, probabilmente per l’elevata plasticità nervosa che caratterizza la fase evolutiva della vita.

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