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Chirurgia oncologica: nuova tecnica italiana per radioguidare gli interventi

E’ un’innovativa tecnica di chirurgia oncologica radioguidata, che utilizza al posto della radiazione gamma, cioe’ i fotoni oggi comunemente impiegati, la radiazione beta, cioe’ gli elettroni.


A realizzarla e’ stato un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, dell’Universita’ Sapienza di Roma, dell Centro Fermi, dell’Istituto Italiano di Tecnologia, dell’Istituto Neurologico Carlo Besta e dell’Istituto Europeo di Oncologia. radioterapia_oncologicaLa tecnica e’ stata descritta sul Journal of Nuclear Medicine. I primi risultati della ricerca riguardano la sensibilita’ della tecnica su particolari tipi di tumore, quali meningiomi e gliomi di alto grado: la valutazione e’ statisticamente positiva per questi casi clinici. Ora i ricercatori sono in attesa delle ultime approvazioni per cominciare dei test preclinici su campioni prelevati durante operazioni chirurgiche di meningiomi.

La chirurgia radioguidata e’ una tecnica che mira all’identificazione di residui tumorali per permettere una completa resezione in sede operatoria. Si inietta una sostanza radioattiva (un radiofarmaco) che si lega preferenzialmente alle cellule tumorali. Si attende che il farmaco sia metabolizzato e poi, durante l’operazione per l’asporto del tumore, si usa un dispositivo (sonda) in grado di rivelare la radiazione per verificare tessuti su cui si ha il dubbio se siano tumorali o meno. Alla fine della resezione, sempre durante l’operazione, si puo usare la stessa sonda per verificare se siano rimasti residui. Le tecniche di chirurgia radioguidata adottate oggi fanno tutte uso di radiofarmaci che emettono raggi gamma. Questi ultimi attraversano grossi spessori di materiale e sono pertanto utilizzati comunemente in diagnostica medica, e sono dunque un naturale punto di partenza per questa diagnostica. Il loro potere penetrante pero’ comporta che, se c’e’ un organo fortemente captante in prossimita’ del tumore, esso emette un segnale che oscura qualunque segnale proveniente dai residui tumorali.

Inoltre, il personale medico viene investito da una significativa dose di radiazione a meno di tenere le attivita’ del radiofarmaco molto basse. Queste limitazioni rendono la chirurgia radioguidata non applicabile a tumori quali quelli cerebrali (vista l’alta captazione del cervello sano), dell’addome (in prossimita’ di reni, vescica, fegato, per esempio) e pediatrici (dove tutte le dimensioni sono ridotte). “Per superare queste limitazioni – ha spiegato Riccardo Faccini, professore all’Universita’ La Sapienza associato all’Infn – il nostro gruppo di ricerca propone un cambio di paradigma, cioei’ utilizzare radiofarmaci che emettano radiazione ((?-)), invece che gamma: gli elettroni infatti hanno una capacita’ penetrante ridotta rispetto ai fotoni”. Il vantaggio di questa innovazione e’ che la scarsa penetrazione degli elettroni nei tessuti evita il problema della contaminazione da parte di organi sani captanti, e inoltre limita significativamente la radioattivitai’ assorbita dal personale medico.

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