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Assogenerici ricorda il professor Veronesi, fra i primi fautori dell’equivalente: “Non solo oncologo. Ha indicato una strada per tutte le sfide della medicina”

Roma, 9 novembre 2016 – “Se ne va un visionario, che ha saputo intuire nuovi orizzonti per la medicina, additando sempre l’uomo, la persona umana, come paradigma e misura di ogni progresso scientifico.

Per questo il professor Veronesi è stato anche fra i primi fautori del lungo cammino di affermazione del farmaco generico in Italia”. Così il presidente di Assogenerici, Enrique Häusermann.  “Nel salutarlo – prosegue Häusermann – non senza una grande nostalgia, ma soprattutto animato da un sentimento di profonda gratitudine e di stima, sulle quali nulla può la morte, mi piace ricordare un passaggio della sua introduzione al libro pubblicato nel 2011 per raccontare i 10 anni dei medicinali equivalenti in Italia. Un brano dal quale emerge, come sempre nel suo pensiero, l’unità indissolubile fra scienza e responsabilità sociale, fra pragmatismo e tensione etica.


Scriveva allora Umberto Veronesi: ‘La sanità della nostra epoca, con la continua e tumultuosa introduzione di alte tecnologie e di farmaci dalla ricerca costosissima, rischia di essere sempre in deficit. Per questo ogni possibilità di risparmio è strategica per continuare a corrispondere a tutti le cure essenziali.

Io penso che ogni risparmio che non sia conflittuale con il diritto alle cure sia da incentivare e sostenere. E che i professionisti sanitari, che di solito non amano pensare da manager, debbano considerare come “nuovo dovere etico” anche l’allocazione delle risorse, vale a dire come impiegare i quattrini di tutti’
. Anche in virtù di queste parole, il Consiglio direttivo di Assogenerici vuole ricordare il professor Veronesi non solo come un oncologo, ma come un precursore in tutti i campi della medicina.

Del resto – conclude Häusermann – non è riuscito a coronare in vita il sogno di assistere alla vittoria dell’uomo sul cancro, ma senza dubbio ci ha indicato una strada utile ad affrontare, senza perdere la nostra umanità, tutte le sfide della medicina. Anche quelle che seguiranno la sconfitta definitiva del cancro”.

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