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Infezioni difficili da curare: arriva anche in Italia un antibiotico appositamente studiato

L’Aifa ha autorizzato la rimborsabilità in classe H per ceftolozano/tazobactam, efficace contro i batteri Gram-negativi. Una novità utile anche per contrastare l’antibiotico-resistenza che si sta diffondendo anche tra bambini e anziani.

VIA LIBERA dell’Aifa ad un nuovo “antibiotico chirurgico” che colpisce cioè in modo molto mirato le infezioni più difficili. E’ il ceftolozano/tazobactam, un nuovo antibiotico efficace contro i batteri Gram-negativi resistenti alle attuali terapie antibiotiche e implicati nell’insorgenza di infezioni ospedaliere come quelle intra-addominali complicate, quelle delle vie urinarie e la pielonefrite acuta che colpiscono ogni anno 284.100 pazienti con circa 4.500-7.000 decessi.antibiotici
L’Aifa ha dato l’autorizzazione alla sua rimborsabilità in Classe H, cioè in ambito ospedaliero. Le infezioni da Gram-negativi. Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae e Pseudomonas aeruginosa rappresentano il 70% di tutti i patogeni Gram-negativi, causa più comune di infezioni di grande impatto clinico ed epidemiologico come le infezioni intra-addominali e quelle del tratto urinario che sono in rapido aumento in tutto il mondo. Queste infezioni vengono trattate in genere con antibiotici che hanno una tossicità molto alta e una forte resistenza farmacologica. Per questo motivo i clinici segnalano l’importanza di nuove opzioni terapeutiche in grado di svolgere una potente attività battericida contro Gram-negativi.

Il nuovo antibiotico. Il farmaco, prodotto e commercializzato dall’azienda farmaceutica Msd, è una combinazione di ceftolozano, una nuova cefalosporina, e tazobactam, un inibitore delle beta-lattamasi dall’uso ben consolidato nella pratica clinica. La sua efficacia è stata valutata in due trial clinici. Nel primo, condotto su 1.083 pazienti con infezioni complicate delle vie urinarie, ha eliminato l’infezione nell’85% dei pazienti trattati rispetto al 75% dei casi trattati con levofloxacina, la terapia di confronto. Nel secondo, condotto su 993 pazienti con infezioni complicate intra-addominali, ceftolozano/tazobactam ha portato a guarigione il 94% dei pazienti, stessa percentuale della terapia di confronto (meropenem). In entrambi i trial il farmaco ha mostrato un buon profilo di tollerabilità e sicurezza.

“Il nuovo antibiotico può rappresentare un’opzione terapeutica innovativa rispetto alle terapie attualmente disponibili ed è un’alternativa valida per evitare un uso estensivo dei carbapenemici, i selettori più potenti di germi Gram-negativi multiresistenti nell’intestino dei pazienti fragili, ricoverati a lungo in ospedale” afferma Carlo Tascini, Direttore della 1° Divisione di Malattie Infettive a indirizzo Neurologico dell’Ospedale Cotugno, Azienda Ospedaliera Specialistica dei Colli di Napoli. “Questo farmaco è attivo contro Pseudomonas aeruginosa con percentuali di sensibilità maggiori a quelle di tutti gli altri farmaci disponibili al momento in Europa, eccetto colistina, e rappresenta una valida alternativa ai carbapenemici anche per le infezioni da Escherichia coli e Klebsiella, produttori di beta-lattamasi a spettro esteso”.

Il problema dell’antibiotico-resistenza. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i super-batteri resistenti agli antibiotici saranno, nel 2050, la principale causa di morte. I batteri sono naturalmente attrezzati per difendersi dagli antibiotici e il contatto con questi farmaci accelera questo fisiologico processo. “Pochi anni fa” spiega Pierluigi Viale, Direttore U.O. Malattie Infettive del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna “studiando reperti animali e vegetali conservati nel ghiaccio eterno, sono stati scoperti determinanti genetici di resistenza agli antibiotici che usiamo oggi: ciò significa che i batteri posseggono già nel loro
patrimonio genetico i determinanti di resistenza e ciò spiega perché i microrganismi fanno più in fretta a trovare vie di fuga dagli antibiotici che i ricercatori a trovarne di nuovi”. Per questo motivo più le terapie antibiotiche sono aggressive, mirate, prescritte per il tempo necessario e alle dosi corrette, meno facile è per le popolazioni batteriche la selezione di specie resistenti. Al contrario, terapie inutili, troppo lunghe o sottodosate, rappresentano un formidabile strumento di selezione. “Oggi per alcune specie batteriche siamo davvero a un passo dal baratro, molto prossimi all’era post-antibiotica, è una situazione di emergenza assoluta tanto che nelle loro proiezioni i Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta prefigurano scenari apocalittici con milioni di morti correlate ad infezioni da ceppi microbici multiresistenti”.

La diffusione tra i bambini. Purtroppo il fenomeno dell’antibiotico resistenza si sta allargando anche ai reparti pediatrici. L’allarme arriva da uno studio condotto presso l’Azienda Ospedaliera Pediatrica Meyer di Firenze e presentato al Congresso Nazionale dell’Amcli (Associazione Microbiologi Clinici Italiani). Lo studio ha esaminato la sensibilità agli antibiotici di ceppi di enterobatteri isolati da bambini con diverse patologie che richiedevano lunghe degenze ospedaliere. I ricercatori hanno evidenziato nel 56,4% dei casi la presenza di batteri multi resistenti che nella quasi totalità erano sensibili solo alla Colistina, farmaco con note controindicazioni. Si tratta degli stessi batteri che da anni vengono segnalati nei reparti per adulti. “Questo studio è la conferma di un fenomeno grave che in qualche modo ci si poteva attendere visto l’uso improprio dei diversi antibiotici sin dai primi anni di vita. L’antibiotico, soprattutto nei bambini, è vissuto come una medicina “difensiva”. E’ un problema di non facile soluzione, considerata la fragilità e delicatezza del bambino-paziente” ha dichiarato Gigliola Flamminio, Microbiologa di Brescia, Membro del Consiglio Direttivo Amcli.

La diffusione tra gli anziani. Ulteriore allarme arriva da una serie di studi di prevalenza di ceppi antibiotico resistenti in strutture di assistenza agli anziani extra ospedalieri. La microbiologia dell’Ospedale di Lecco in 5 anni di osservazioni ha messo in evidenza un trend di crescita continua dei ceppi di batteri gram negativi resistenti a tutti gli antibiotici nelle RSA, sostenendo l’urgenza di realizzare programmi di controllo di queste infezioni anche al di fuori degli ambienti ospedalieri. “Il problema della diffusione di questi microrganismi tra pazienti non ospedalizzati era in qualche modo prevedibile, visto il frequente spostamento soprattutto di pazienti anziani, da casa ai centri di assistenza, da qui in ospedale, creando un vero e proprio circuito che ne favorisce la diffusione” ha dichiarato Pierangelo Clerici, Presidente Amcli e Direttore dell'Unità Operativa di Microbiologia dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Milano Ovest.

I numeri dell’emergenza. In Europa, si verificano ogni anno 4 milioni di infezioni da patogeni antibiotico-resistenti che causano oltre 37.000 decessi con costi di circa 1,5 miliardi di Euro l’anno. In Italia, la resistenza agli antibiotici si mantiene quasi sempre al di sopra della media europea. Nel nostro Paese ogni anno, dal 7% al 10% dei pazienti va incontro a un’infezione batterica multiresistente con migliaia di decessi. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) colpiscono ogni anno circa 284.100 pazienti causando circa 4.500-7.000 decessi. Le più comuni infezioni sono polmonite (24%) e infezioni del tratto urinario (21%). I costi associati all’incremento dei giorni di ospedalizzazione nel nostro Paese variano da 4.000 Euro (ricovero in Medicina) a 28.000 Euro (Terapia Intensiva).

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