Pap-test, Veronesi: ” Non serve farlo ogni anno”, un test del sangue per prevenire il cancro ovarico

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La mappa degli esami contro i tumori femminili. Un test
del sangue per scoprire precocemente il cancro dell’ovaio

Anno 2027: zero morti per i tumori femminili o perché la prevenzione ha funzionato o perché le terapie attuate saranno in grado di normalizzare le cellule malate. Chirurgia soft quando occorre, integrità fisica, psichica e riproduttiva nelle donne giovani intatte.
La rivoluzione è partita. E lo Ieo day 2012 ha voluto dedicare la giornata alla nuova roadmap della lotta a questi tumori. L’Istituto di via Ripamonti, a Milano, ha studiato nei minimi dettagli la regia della nuova strategia, ispirata dalle recenti acquisizioni della ricerca oncologica e sintetizzata in chiave predittiva da Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo.

L’ex ministro della Sanità si trova a suo agio nello smantellare i dogmi. Lo fece per il tumore al seno alla fine degli anni Sessanta, si ripete oggi per quello del collo dell’utero: «Il Pap test ogni anno? Non serve più, basta una volta ogni tre anni insieme al test virale per l’Hpv». E per quello delle ovaie? «La pillola anticoncezionale protegge il 50 per cento delle donne da questo tipo cancro, ma va presa per almeno 15 anni». In pratica metà dei casi abbattuti. Anche se in questo caso il dogma da abbattere è ideologico, religioso. Eppure le credenti potrebbero prendere la pillola solo a fini preventivi, non della procreazione ma del cancro, rispettando l’astinenza. Per poi sospenderla al momento di un matrimonio procreativo.

«Nei tumori ginecologici sono avvenuti i cambiamenti più significativi nella lotta al cancro degli ultimi 50 anni – ribadisce Veronesi -. L’importante è che le donne siano correttamente informate e consapevoli». E’ il momento di pretendere ciò che può rendere «imbattibili».

Al servizio della causa, lo Ieo schiera i suoi esperti in campo ginecologico: Angelo Maggioni, Nicoletta Colombo, Fabio Landoni, Mario Sideri. I colonnelli di Veronesi elencano le vittorie recenti, mettendo le bandierine sulla mappa del campo di battaglia. Dopo anni di sconfitte, di ripiegamenti, di errori strategici è giunto il momento della controffensiva.
Ed ecco le avanzate vincenti dell’oncologia mondiale, a parte il seno che già oggi è guaribile in otto malate su dieci (diagnosi precoce attuata).

Cancro del collo dell’utero. Tre bandierine: ridotto all’incidenza minima grazie al nuovo test virale associato al Pap-test; si può operare sempre più spesso mantenendo la capacità procreativa; si avvia a scomparire totalmente grazie alla vaccinazione anti-Hpv (Human papilloma virus). Quindi? Pap test ogni tre anni (e non più ogni anno perché è stato dimostrato che l’efficacia non è legata ai tempi di esecuzione ristretti), associato all’Hpv test, e vaccinazione delle dodicenni e, dove possibile, delle adolescenti.

Cancro dell’ovaio, il killer silente della donna finora favorito dalla mancanza di una prevenzione efficace. Tre bandierine: si può evitare nel 50% dei casi grazie alla pillola anticoncezionale assunta almeno per 15 anni; un esame del sangue (ricerca dei micro-Rna, molecole che indicano precocemente l’inizio della malattia: l’esame già esiste per il polmone) svelerà il cancro nella fase in cui le probabilità di guarigione sono molto alte (80%).

Terza bandierina: la ricerca delle cellule staminali tumorali, quelle inafferrabili «cellule madri» neoplastiche causa delle metastasi e responsabili della mancata guarigione. Gli scienziati Ieo sono molto vicini alla precisa individuazione di queste cellule, al momento identificate con certezza solo per il cancro al seno.

Corriere.it  – Fondazione Veronesi

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