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Non tutto il male viene per nuocere. Rabbia, dolore, le emozioni negative sono necessarie, rimuoverle fa male. Ecco come gestirle e farle diventare risorse.

cervell_umoreRoma, 25 febbraio 2015 – Viviamo in un’epoca che ha fatto della felicità e del rifiuto del dolore il suo mantra. Eppure stiamo sempre peggio.

Un indicatore sono i dati di vendita di ansiolitici e antidepressivi la cui vendita è triplicata in dieci anni solo negli Stati Uniti e che in Italia rappresentano il 12% della spesa farmaceutica pari a 25,5 miliardi di euro l’anno. Da ogni parte subiamo pressioni ad essere felici, ci sentiamo obbligati a fingere ma questo provoca un ulteriore disagio, uno scollamento tra ciò che ‘sentiamo’ e ciò che mostriamo agli altri. E allora tendiamo a rimuovere, un atteggiamento che non fa bene.


Ce lo spiega la dottoressa Edi Salvadori, Psicopedagogista e Counselor Relazionale EAC: “le emozioni rimosse, accantonate e irrisolte non spariscono ma si ripresentano sotto altre forme, come sintomi e disagi fisici. Rabbia e dolore sono emozioni primarie spiacevoli, certo, ma che possono essere utilizzate in modo costruttivo.

Innanzitutto dobbiamo imparare a riconoscere il contesto in cui emergono e la loro durata. Se sono arrabbiato perché ho subito una ingiustizia o triste perché è finita una relazione ho una reazione normale e le emozioni tenderanno ad affievolirsi nei giorni o nelle settimane successive. Questo perché siamo programmati per tendere ad uno stato di equilibrio. Quando accade qualcosa lo elaboriamo e se non possiamo cambiarlo, tendiamo ad ‘adattarci’. Uno studio interessante ha esaminato lo stato d’animo di un campione di soggetti che avevano vinto alla lotteria: intervistati a due settimane dall’evento si erano dichiarati molto più felici di prima, ma a un anno lo stato d’animo era sovrapponibile al periodo precedente la vincita. Il nuovo status economico aveva influito sull’umore solo nelle prime settimane. Questo significa che gli eventi possono modificare il nostro umore ma che in breve si torna alla normalità. Se però rabbia e dolore diventano costanti e perdurano modificando in peggio la nostra vita e le nostre relazioni allora siamo in presenza di un disturbo”.

Per evitare che le emozioni diventino pervasive dobbiamo imparare ad affrontarle e guardarle in faccia, contrastando la tentazione di nasconderle sotto al tappeto come la polvere.

“Prendiamo un foglio di carta e una penna e rispondiamo a queste domande:

Per cosa stiamo soffrendo davvero?

Che cosa ci fa veramente arrabbiare?

Cosa ci farebbe stare meglio?

Cosa mi ha insegnato questa vicenda?

A queste domande dobbiamo dare risposte brevi e chiare. Poi chiudiamo il foglio in un cassetto e lo riprendiamo dopo qualche giorno, rileggiamo e ci chiediamo: mi sento meglio? Perché?

In questo modo decidiamo di dedicare uno spazio mentale alle emozioni e creiamo un rapporto di dialogo con noi stessi e con le parti sgradite della nostra esistenza ma limitiamo l’esposizione al momento che decidiamo noi, manteniamo il controllo, non siamo in balia. In questo modo non subiamo l’esposizione cronica e tossica alle emozioni con segno meno” continua Salvadori.

“Quello che facciamo è passare attraverso il dolore, ci connettiamo con le nostre parti vulnerabili e non ‘subiamo’ il dolore ma lo accogliamo, perché anche questi sentimenti sono utili nel nostro percorso purché rimangano limitati nel tempo. Questo approccio fa parte del ‘counseling’ una relazione di aiuto in cui l’esperto aiuta la persona a scoprire le sue risorse e trovare una soluzione nei momenti di difficoltà. Il counselor non dà risposte, ma aiuta la persona a trovare le proprie”.

Prima di entrare nel merito di come il nostro corpo può esprimere il disagio emotivo, attraverso il disagio fisico, è importante fare una distinzione in merito a quattro forme di rabbia:

. la rabbia primaria adattiva repressa: nasce da una situazione reale di violazione, ma viene repressa usando diverse strategie, dal crollo emozionale, accompagnato da lacrime e senso di impotenza, alla minimizzazione, dalla razionalizzazione al lamento.

  • la rabbia primaria disadattiva: quando non svolge più il compito di proteggerci da un’ intrusione, ma si evidenzia come prima risposta ad una situazione che ci ricorda una situazione pregressa in cui avevamo vissuto la stessa emozione
  • la rabbia secondaria: l’espressione della rabbia segue una emozione diversa, e serve come scarico o copertura di tale emozione. Per esempio il padre che si arrabbia vedendo il figlio attraversare di corsa la strada è prima passato attraverso la paura di vederlo investito.
  • la rabbia strumentale: esprimere rabbia è un mezzo efficace per controllare gli altri e indurre l’ambiente a piegarsi ai propri voleri. Il problema è che gli altri reagiranno di solito con amarezza, risentimento e distacco.

Se ci soffermiamo a riflettere sullo scompenso energetico, che si viene a creare nel corpo e, nello specifico, a livello del terzo centro energetico ( si trova tre dita sopra l’ombelico) in  conseguenza di una di queste forme di rabbia, i sintomi più comuni possono essere il  dolore alla nuca, fragilità e strappi muscolari, difficoltà digestive o bruciore agli occhi. Se vogliamo tentare un approccio olistico, possiamo provare ad alleviare rabbia e sintomi con rimedi usati sin dall’antichità (vedere seguito).

Per quanto riguarda la tristezza questa è correlata sia al secondo (si trova tre dita sotto l’ombelico), che al quarto centro energetico ( in mezzo al petto) e, anche in questo caso, gli incontri di Counseling possono essere di auto, per il superamento di uno stato emotivo, che può favorire l’indebolimento del sistema immunitario, rendendoci più sensibili alle aggressioni di virus e batteri e, quindi, di tutti i disturbi stagionali, come tosse, mal di gola, malattie da raffreddamento, ma anche herpes labiale, insonnia. Disturbi che non solo

diventano più frequenti ma che faticano a guarire.

Dobbiamo imparare a riconoscere le emozioni e ricondurle all’esistenza ad esempio di disagi relazionali, eludere il problema non è la soluzione perché  il nostro corpoè intelligente e porta alla nostra attenzione ciò che non ci fa stare bene sotto forma di disagio fisico.

 

 

DISTURBI COLLEGATI ALLA RABBIA

LE RICETTE:

–          Dolore alla nuca, alle tempie e stanchezza: riscaldare la farina di mais, avvolgerla in un canovaccio, per poi apporlo sulla fronte, lasciandocelo fino a quando non si è raffreddato.  Aiuta a liberare l’energia “intrappolata” del terzo centro e dei meridiani correlati;

–           Difficoltà digestive: prendere un limone, meglio biologico, sbucciarlo, evitando di prendere la parte bianca e far bollire per 10’, in una tazza di acqua, filtrarlo e berlo a fine pasto. Questa è la Canarina;

–           oppure far bollire 5 foglie di alloro, sempre per 10’, e bere a fine pasto;

–           Oppure sciogliere un cucchiaino di zucchero ,in mezzo bicchiere di acqua naturale, e aggiungere un cucchiaino di bicarbonato, bere nel momento in cui fa la schiuma;

–           Senso di nausea: annusare un mazzetto di prezzemolo fresco. Lo stesso può essere usato contro il mal d’auto;

–           Fragilità muscolare, strappi: riscaldare la parte e applicare un impacco di albume d’uovo, montato a neve;

–          Mal di gola: bollire per 10’ un rametto di salvia, in un quarto di litro d’acqua, filtrare e fare dei gargarismi;

–          Bruciore/arrossamento degli occhi: bollire, per 5’, alcuni batuffoli di cotone (usavano una pezzola bianca di cotone), con della camomilla, facciamo intiepidire e applichiamoli sopra gli occhi. Hanno un’azione rinfrescante e lenitiva.

DISTURBI COLLEGATI ALLA TRISTEZZA

–          Sintomi influenzali: scaldare un bicchiere di vino con 6 chiodi di garofano e la buccia di un limone biologico, far bollire per 8’ e poi berlo. Questo aiuta a lenire tutti questi sintomi, senza ubriacarci, perché l’alcool evapora. Ripetere fino alla scomparsa dei sintomi

–          Raffreddore: fare dei lavaggi nasali con dell’acqua tiepida e il sale fino, aspirando con una siringa. Togliere l’ago e, tenendo la testa reclinata, far entrare l’acqua da una narice e farla uscire dall’altra;

–          Mal di gola: gargarismi con aceto di mele (i nostri nonni usavano quello di vino) oppure fare dei suffumigi, mettendone due cucchiai nell’acqua bollente, per liberare tutte le vie aeree;

–          Herpes labiale: immergere un cotton fioc nell’aceto e toccare la parte. Ripetendo più volte evitiamo che avanzi;

–          Insonnia: prendere un cesto di lattuga romana, sfogliarlo, fino ad arrivare alla parte centrale, dove le foglie sono più tenere, dividerle a metà. Spezzettare questa parte e metterla in un contenitore ricoperta di acqua. Far bollire il tutto per 15’. Al termine aggiungere un cucchiaino di olio di oliva, filtrare e bere prima di andare a dormire. Ripetere per sette sere;

–           oppure riporre un sacchetto di cotone con dei fiori di lavanda sotto il cuscino e, se vogliamo, possiamo mettere alcune gocce di lavanda sul cuscino. Il suo profumo ha il potere di rilassarci e di conciliare il nostro sonno.

Fiori di Bach

INDICAZIONE: RABBIA

  • Holly: ci viene in soccorso nei casi di rabbia esplosiva, di reazioni violente ed impulsive, a volte generate anche da una forte gelosia. E’ utile per le persone che faticano a fidarsi degli altri e temono di essere prese in giro.
  • Willow: è il suo opposto in quanto la rabbia viene espressa in maniera passiva, tramite il rancore, il lamento, i ritardi, la mancata collaborazione, la lontananza fisica ed affettiva. E’ utile per le persone che ritengono di vivere una vita ingiusta, si sentono sfortunati e non riescono a focalizzare le loro responsabilità
  • Cherry Plum: utile per coloro che temono  di perdere il controllo e di avere scatti d’ira ingiustificati.
  • Beechesprime la sua rabbia criticando gli altri, esprimendo la sua intolleranza e la sua rabbia esagerata rispetto al fattore scatenante. E’ utile per coloro che non sopportano le diversità delle altre persone e le criticano senza tolleranza.

 

INDICAZIONE: TRISTEZZA

  • Star of Bethlehem: quando la tristezza è la conseguenza di unevento particolarmente drammatico, come una perdita o un lutto. Viene considerato il rimedio della consolazione capace di guarire il dolore della “ferita ancora sanguinante”. Stimola la capacità di autoguarigione, di fronteggiare situazioni difficili, di superare le esperienze dolorose e traumatizzanti. Il rimedio lenisce la sofferenza interiore e dissolve gli effetti del trauma;
  • Mustard: è il rimedio elettivo per latristezza senza cause apparenti che si affaccia improvvisamente sulla persona e rabbuia tutto, facendola sprofondare in uno stato di malinconia acuta, senza una spiegazione apparente. E’ indicato per chi attraversa crisi periodiche e altalenanti di tristezza e malinconia, senza una chiara origine e che arrivano all’improvviso, permanendo per giorni, settimane, o addirittura mesi, finché altrettanto improvvisamente, scompaiono, senza cause apparenti. Questo fiore aiuta nel ritrovare la gioia di vivere e la serenità;
  • Honeysuckle: quando la tristezza è provocata da ciò che nel passato si sarebbe dovuto/potuto fare e non si è fatto o dall’impossibilità di rivivere i momenti felici trascorsi che non torneranno più. Il fiore aiuta a crescere, a guardare in modo sereno il passato, a vivere il presente guardando al futuro, promuovendo la capacità di imparare dal passato.

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