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Linfoma non-Hodgkin: il vaccino.

L’ICGEB e l’Università di Pisa iniziano la sperimentazione clinica sull’uomo.

Diagramma del sistema linfatico

Diagramma del sistema linfatico

Il Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia (ICGEB), infatti, ha messo a punto un vaccino che induce nell’organismo una risposta immunitaria per combattere il tumore.

Si tratta di un vaccino curativo da somministrare ai pazienti già colpiti dalla malattia e non di un vaccino preventivo, come la maggior parte deigli attuali vaccini in commercio.

Ora, dopo anni di ricerche e grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Oncologia dei Trapianti dell’Università di Pisa, sta per iniziare la sperimentazione clinica direttamente sui pazienti.

A darne l’annuncio  martedì 21 aprile 2009, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Trieste sono il prof. Oscar Burrone, artefice del progetto e Responsabile del Laboratorio di Immunologia Molecolare dell’ICGEB, e il prof. Mario Petrini, responsabile clinico della sperimentazione e Direttore della Divisione di Ematologia del Dipartimento di Oncologia dei Trapianti e Nuove Tecnologie in Medicina dell’Università di Pisa presso l’Ospedale S. Caterina di Pisa.

Il progetto, che durerà complessivamente tre anni, é da poco stato approvato dall’Istituto Superiore di Sanità e riveste un’importanza elevatissima poiché si tratta della prima sperimentazione clinica di un vaccino anti-tumorale a DNA, totalmente italiano, che viene realizzata interamente in Italia.


Il vaccino terapeutico, interamente progettato e sviluppato nel Laboratorio di Immunologia Molecolare dell’ICGEB, è assolutamente innovativo perché va ad agire direttamente su un gene caratteristico della cellula tumorale, diverso da quello corrispondente delle cellule normali.

In particolare il vaccino vuole curare un tumore, il linfoma Non-Hodgkins, che colpisce alcuni tipi globuli bianchi, i “linfociti B”.

Linfociti b

Linfociti b

I “linfociti B” hanno il compito di reagire in modo specifico nei confronti di qualsiasi agente estraneo al nostro organismo (antigene). Ogni linfocita possiede sulla membrana un recettore (una proteina chiamata immunoglobulina) in grado di riconoscere e legarsi a uno solo dei tantissimi antigeni che potrebbero penetrare nell’organismo.

Pertanto, linfociti diversi presenteranno sulla loro superficie immunoglobuline diverse tra loro. Il contatto tra l’antigene e l’immunoglobulina specifica attiva nel “linfocita B” la risposta immunitaria che porta a una grande produzione di anticorpi.

Quando insorge il linfoma Non-Hodgkin tutte le cellule tumorali (linfomatose) hanno origine da un singolo “linfocita B” che “impazzendo” si riproduce senza controllo (proliferazione). Tutte le cellule linfomatose, quindi, presenteranno sulla loro superficie lo stesso tipo di immunoglobulina, unica e caratteristica del tumore, specifica per ogni paziente.

Il vaccino deve essere quindi costruito appositamente caso per caso, in quanto deve indurre una risposta immunitaria specifica contro l’immunoglobulina tumorale di ciascun paziente, con l’obiettivo di eliminare selettivamente le cellule tumorali senza intaccare le cellule normali.

Sui pazienti verrà pertanto effettuato un prelievo istologico di alcune cellule tumorali per individuare quale tipo di immunoglobulina è coinvolta, identificarne il gene che la codifica e riprodurlo in laboratorio.

Il vaccino a DNA risultante verrà iniettato sotto la cute del paziente con una pistola speciale ad aria compressa. Le “cartucce – vaccino”, costituite da microparticelle di oro rivestite con il materiale genetico prodotto dall’ICGEB, verranno sparate all’interno delle cellule del derma e da lì inizieranno a stimolare la reazione immunitaria anti-tumorale.

«Perchè la terapia abbia successo ogni vaccino deve essere fatto appositamente per ogni singolo paziente – spiega Burrone – In questo modo ognuno potrà godere di una cura altamente personalizzata realizzata su misura, come un vestito.

L’ampia sperimentazione su modelli animali che abbiamo compiuto in tanti anni di ricerca nel nostro laboratorio ha dato risultati veramente molto promettenti: ora nutriamo grandi aspettative da questi primi test clinici su paziente che stanno per iniziare».

Essenziale per la riuscita del progetto la stretta collaborazione con la Divisione di Ematologia diretta dal prof. Petrini che, dopo aver seguito il lungo iter per l’approvazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, ora selezionerà i pazienti ai quali effettuare la biopsia, somministrerà loro la vaccinazione anti-tumorale e ne controllerà l’evoluzione clinica.

«Il metodo – sottolineano i ricercatori – è semplice, rapido e indolore. Non necessita di ricovero ospedaliero. Non è assolutamente rischioso, non può far male al paziente, né avere effetti collaterali».

I risultati che emergeranno da questa fase di sperimentazione clinica sull’uomo saranno importantissimi per poter valutare l’utilizzo di questo tipo di vaccinazione anche in altri tumori come quello alla mammella, che ha un’alta incidenza nelle donne.

Questa tecnologia altamente innovativa presenta grandi potenzialità di sviluppo, quindi, anche per la lotta contro altri tipi di tumori.

Fonte: http://www.lswn.it/

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Michele
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Michele

affetto da Linfoma N. H. la causa potrebbe essere dovuto alle radiazione emesse dalla centrale nucleare esplosa nel 1986 ” cernobil”

mario
Ospite
mario

vorrei conoscere fecendo la chemio assiociata al monoclonale si guarisce, e quanto si potrebbe iniettare il vaccino dopo la terapia, e se il vaccino e già in funzione verso i paziente, oppure è in fase di sperimentazione? aspetto una risposta in merito al mio caso.
Mario da san giogio a cerman

caterina
Ospite
caterina

La mia mamma di anni 70 ha concluso la chemioterapia il 22 giugno scorso e il 12 agosto c.m. è stata ricoverata per un inizio di recidiva. Quante possibilità ha di vivere?

alberto
Ospite
alberto

avendo diagnosticato l’11-09 c.a. a mia madre di anni 70 un linfoma di tipo non Hodgkin a cellule T mature, ed intrapresa terapia chemio secondo lo schema CHOP con vincristina, adriblastima, ciclofosfamide, prednisone e una immunoterapia con anticorpo monoclonale Campath.
pensa si possa intervenire anche in questo caso con questo vaccino?
esistono altre terapie valide conosciute?

carla
Ospite
carla

ciao a tutti.ho 30 anni e il mese scorso mi è stato diagnosticato un lnh a grandi cell.b ad alto grado, 2° stadio con massa mediastinica di 8×6 cm e coinvolg. linfonodi del collo sx.sono in cura presso l’osp. di mo e volevo sapere se è il caso di avere ulteriori pareri rispetto al protocollo che è stato iniziato r-chop21 + radio.questo perchè ho sentito che è fondamentale nel caso del linfoma che ho che l’intervento sia tempestivo e adeguato poichè è da esso che dipende la possibile guarigione.loro invece non hanno fatto altro che applicare un protocollo convenzionale.Inoltre volevo… Leggi il resto »

MARIAPINA
Ospite
MARIAPINA

DIAGNOSI DI LINFOMA DI HODGKIN (SN) DEL 04.2006 IV-B

MARIAPINA
Ospite
MARIAPINA

DIAGNOSI DI LINFOMA DI HODGKIN (SN) DEL 04.2006 IV-B TRATTATO CON 6 CICLI DI CHEMIOTERAPIA ABVD CON RISPOSTA (CR).
PRIMA RICADUTA 05.2007 TRATTATA CON DUE AUTOTRAPIANTI DI CELLULE STAMINALI RISPOSTA (PET E TAC) DEL 28/04/08 (CR).
SECONDA RICADUTA 02.2009 DOPO VARI ESAMI IN DATA 05.06.2009 VENGO SOTTOPOSTA A RADIOIMMUNOTERAPIA CON ZEVALIN CON RISPOSTA PARZIALE.
POSSO TENTARE QUESTO VACCINO?

veronica mannari
Ospite
veronica mannari

ho perso mio cugino nel 2002, inizialment era ricoverato a Pisa a Cesanello in ottobre2001, operato di urgenza perchè risultava avere il cuore ingrossato, si sono accori che stava andando in embolia polmonare, lì gli è stato diagnosticato il linfoma di non-Hodgkin di tipo T dopo chemio che lo hanno sgretolato dentro e tanti consulti medici è stato portato a Firenze a giugno 2002, confermando la diagnosi della leucemia e dando al massimo 2 mesi di vita….ad agosto 2002 emissione totale della malattia, ma la chemio….si sa sgretola dentro….è morto il 27 agosto 2002 era in attesa del trapianto delle… Leggi il resto »

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