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“Cintura dializzante”: il futuro per i pazienti costretti alla dialisi

Dialisi renale

Dialisi renale

Una macchina per dialisi miniaturizzata e indossabile potrebbe evitare a pazienti che hanno perduto la funzionalità del rene di legare la loro vita a una macchina e di andare in ospedale per poter vivere. La sperimentazione della “cintura dializzante” è stata condotta per la prima volta al mondo all’ospedale San Bortolo di Vicenza presso il Dipartimento di Nefrologia Dialisi e Trapianto diretto dal professor Claudio Ronco ed è stata ulteriormente estesa al Royal Free hospital di Londra dove i primi risultati di fattibilità sono stati confermati.


Lo ha annunciato al Congresso, in corso di svolgimento a Bologna, lo stesso professor Claudio Ronco che ha affermato :”l’idea non è nuova ed era già stata proposta negli anni Ottanta da vari ricercatori senza che però si trovasse la via per una possibile realizzazione per mancanza di soluzioni tecnologiche adeguate. E così la cosa è rimasta un sogno per lungo tempo sino a che il professor Victor Gura, dell’ospedale Cedars Sinai di Beverly Hills non ha brevettato un sistema dializzante indossabile a cui lo staff di Vicenza e quello di Londra hanno poi collaborato per la realizzazione, la ottimizzazione pratica e le prove cliniche. Questa cintura – ha detto Claudio Ronco ha le caratteristiche di un prototipo ed è assolutamente in fase sperimentale. Utilizza una pompa biventricolare che fa scorrere il sangue all’interno di un filtro che purifica il sangue. Il liquido filtrato viene in parte rigenerato da un sistema di cartucce sorbenti che rimuovono le tossine e in parte viene scartato mantenendo il paziente in equilibrio idrico.


Per il momento la cintura è piuttosto ingombrante ma i progressi della miniaturizzazione e le nuove nanotecnologie offrono spunti promettenti per ridurre sia l’ingombro che il peso del dispositivo nel suo insieme e sembra che una nuova versione sia già in fase di allestimento”. Ma le novità non finiscono qui: il Gruppo vicentino del San Bartolo – ha illustrato ancora il nefrologo di Vicenza – “sta sperimentando un sistema simile basato invece sulla dialisi peritoneale (ovvero una dialisi intracorporea che si basa sullo scambio dei soluti all’interno della cavità addominale del paziente). Si tratta – ha specificato – sempre di una cintura che però risulta molto più semplice in quanto il sistema è basato su un contenitore di cartucce di sorbenti atte a rigenerare il liquido che viene fatto ricircolare nella cavità addominale. Il sistema, ingegnerizzato dalla ditta medica di Mirandola, viene programmato e gestito da un mini computer che il paziente o il medico possono usare anche per monitorare la terapia. Nell’un caso e nell’altro, i sistemi sono concepiti per lavorare 24 ore al giorno fornendo una dialisi adeguata e ben tollerata e al tempo stesso fornendo una elevata efficienza depurativa. Sono molte – ha ricordato – le difficoltà da superare per arrivare a un prodotto utilizzabile su vasta routine. E’ necessaria una ingegnerizzazione delle componenti e uno sviluppo dell’ergonomia del dispositivo per renderlo facilmente indossabile per lungo tempo. I ricercatori sono comunque fiduciosi che, si possa arrivare a una evoluzione della tecnologia dialitica che dovrebbe finalmente dare il via a una serie di innovazioni atte a migliorare significativamente la vita dei pazienti con insufficienza renale”.



1 comment

  1. loredana

    Salve, sono una studente LOREDANA PARDO iscritta all’ Universita’ nell’indirizzo in Scienze Infermieristica di Milano dell’Ospedale San Carlo Borromeo in quanto sto preparando una tesi sul paziente in dialisi per quanto riguarda l’alimentazione. Volevo chiederle se’ potrei avere un’ opuscolo sull’alimentazione del paziente in dialisi? in quanto sto preparando io personalmente un’ opuscolo infermieristico facendo prima un confronto di tutti gli opuscoli che vengono consegnati ai pazienti in tutti gli Ospedali di Milano. la ringrazio buona giornata. cordiali saluti.

    🙄

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