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I Nanostent italiani: ‘vaso-dilatatori’ meccanici, sempre piu’ efficaci

La struttura di un nanostent

La struttura di un nanostent

Con 5000 interventi l’Italia e’ il primo Paese al mondo per numero di nanostent impiantati, un sistema, una struttura artificiale che inserita nei vasi sanguigni li mantiene dilatati, che si e’ dimostrato sicuro e in grado di azzerare i rischi di trombosi e infarto. A parlarne sono stati esperti cardiochirurghi al XXX congresso nazionale della Societa’ Italiana di Cardiologia Invasiva (Gise) in corso a Bologna.
Sono ormai 120mila le angioplastiche, gli interventi fatti per dilatare i vasi, eseguite ogni anno in Italia, a fronte di 20mila interventi di bypass, il metodo che ‘passa’ per la costruzione di una via alternativa al vaso sanguigno ostruito. Il maggior numero di impianti di nanostent in Italia si fanno nell’Ospedale Ferrarotto di Catania, il cui registro di pazienti raccoglie circa 400 interventi, e all’universita’ Federico II di Napoli, con oltre 250 casi. A Bologna, in particolare, sono stati discussi i dati raccolti nel registro di Catania su 350 pazienti a cui e’ stato impiantato uno stent realizzato con un nanopolimero che rende il dispositivo perfettamente compatibile. ‘Il polimero con cui e’ rivestito lo stent nanotecnologico ha uno spessore fino a 150 volte inferiore rispetto ai tradizionali stent medicati – ha spiegato Corrado Tamburino, presidente della Gise – Una caratteristica vincente, perche’ in questo modo si riduce la probabilita’ di trombosi e di infarti successivi. Il futuro – ha concluso – va nella direzione degli stent biodegradabili, quelli che col tempo vengono riassorbiti dall’organismo: questi sono tuttora in sperimentazione – ha dichiarato Tamburino – e fra qualche anno potrebbero arrivare in commercio’.

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