immigine di un biosensore generico

Una serie di nanosensori messi a punto da un gruppo di ricercatori della Yale University hanno permesso di misurare alcuni biomarker tumorali nel flusso sanguigno.

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I risultati, riportati sull’ultimo numero della rivista Nature Nanotechnology, potrebbero semplificare drasticamente la diagnosi in campo oncologico.
Stando a quanto si legge nell’articolo firmato da Mark Reed e Tarek Fahmy, sono stati utilizzati sensori a nanocavi per misurare in particolare un marker per il cancro della prostata e uno per il cancro del seno.
“I nanosensori sono disponibili da circa un decennio, ma funzionano solo in un situazioni sperimentali controllate”, ha commentato Reed. “Questa è la prima volta che siamo in grado di utilizzarli con sangue intero, che rappresenta una complessa soluzione contenente proteine e ioni, oltre ad altri composti chimici che influenzano la rivelazione.”


Per superare questo ostacolo, i ricercatori hanno sviluppato un innovativo dispositivo che agisce da filtro, catturando su un chip i biomarker di interesse – in questo caso gli antigeni specifici per il tumore della prostata e per quello della mammella – lasciando intatto il resto del sangue.
La tecnica è molto precisa, dal momento che permette di rivelare, con un margine d’incertezza del 10 per cento, concentrazioni di biomarcatori dell’ordine di alcuni picogrammi per millilitro cubo, corrispondenti a quella di un granello di sale disciolto in una piscina.

L’articolo si puo’ leggere su Nature Nanotechnology

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