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Fibrillazione atriale: cosa vuol dire curarla con il ‘freddo’

Curare la fibrillazione atriale, la malattia del ritmo che colpisce circa 250 mila italiani, con la crioterapia, la cura che viene dal freddo: in Italia e’ possibile al Centro Cardiologico Monzino, unico istituto accreditato per l’utilizzo della nuova tecnica. All’ablazione ‘a freddo’ al Monzino si sono gia’ sottoposti 30 pazienti e i risultati, pubblicati sulla rivista Heart Rhythm, sono stati presentati al Congresso Nazionale della societa’ scientifica AIACS (Associazione Italiana di Aritmologia e Cardio Stimolazione) svoltosi a Catania dal 15 al 17 aprile.

A parita’ di efficacia rispetto alla tradizionale termoablazione, l’ablazione ‘a freddo’ dimezza i tempi dell’intervento, provoca minori effetti collaterali e, essendo molto meno dolorosa, non necessita di una sedazione profonda del paziente, consentendo di estendere il numero di pazienti a cui e’ possibile proporre l’intervento e migliorando la qualita’ di vita dopo l’operazione. La tecnica consiste nell’introdurre nell’atrio sinistro del cuore, in corrispondenza degli ingressi delle vene polmonari, che sono le piu’ ricche di fonti di fibrillazione, un palloncino di 20-23 mm di diametro nel quale viene iniettato un liquido refrigerante. In pochi minuti tutta la circonferenza della vena che e’ a contatto con il palloncino subisce quindi una cicatrizzazione dovuta alla bassissima temperatura (tra i -30 e i -40 gradi). Se effettuata precocemente, agli esordi della malattia, la crioablazione si prospetta anche come una tecnica in grado prevenire i danni che ripetuti e frequenti episodi di fibrillazione a lungo andare provocano ai tessuti del cuore, rendendo piu’ difficile il recupero del paziente.

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