La settimana del "meno sale", ch…

Limitando il consumo di…

Farmaco biotech efficace nel tra…

Buone notizie da uno stud…

Iniezione di ozono per alleviare…

Una singola iniezione di …

USA: malattia rara e letale dei …

[caption id="attachment_8…

FIMP e Manovra: “Preoccupati per…

Tutte le maggiori rappres…

GLI ESPERTI DELLA PELLE TORNANO …

Roma, 30 settembre 2014 –…

Cerotti transdermici e somminist…

[caption id="attachment_9…

AIDS: un antibiotico insieme a a…

[caption id="attachment_6…

Tumori: PSA non sempre e' test a…

L'esame del PSA (antigene…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Parkinson: tre fattori che accelerano la degenerazione

La presenza contemporanea di un gene difettivo, di una deficienza nella risposta a un fattore di crescita e di alcuni processi legati all’invecchiamento scatenano l’accelerazione nella perdita di neuroni dopaminergici.

Nel corso degli ultimi 10 anni sono stati identificati diversi geni che concorrono all’insorgenza della malattia di Parkinson. Si è anche scoperto che fattori di crescita nervosa come il GDNF sono in grado di ridurre il tasso di distruzione di cellule dopaminergiche nelle aree cerebrali colpite dalla malattia. Queste scoperte sono state rese possibile in buona parte grazie allo studio della patologia su modelli animali, tuttavia la stragrande maggioranza di essi non manifesta la caratteristica accelerazione nella perdita delle cellule nervose che caratterizza la patologica nell’uomo, rendendo complessa l’interpretazione dei risultati.

Ora, grazie a la messa a punto di un particolare modello murino della malattia, Rüdiger Klein e colleghi del Max-Planck-Institut per la neurobiologia a Martinsried e delle Unversità di Monaco e di Amburgo sono stati in grado di mostrare che una morte cellulare accelerata si verifica quando si ha la concorrenza di tre fattori: la presenza di un gene difettivo, nel caso in esame il geneDJ-1; una deficienza nella risposta a un fattore di crescita; l’invecchiamento dell’animale. La ricerca è illustrata in un articolo pubblicato sulla rivista on line PLoS Biology.

In altre parole, le cellule nervose che sono deficitarie per il gene DJ-1 e che inoltre non sono in grado di reagire ai segnali di sopravvivenza mediati dal fattore di crescita sono particolarmente predisposte a morire quando aumenta l’età del topo, ossia con lo sviluppo di caratteristici processi di invecchiamento. “Per quanto ne avessimo il sospetto, finora non esisteva la prova reale di questo legame”, ha osservato Liviu Aron, primo firmatario dell’articolo. Purtroppo, osservano i ricercatori, data la loro complessità, la dettagliata analisi dei meccanismi di invecchiamento specificamente coinvolti richiederà probabilmente molto tempo.

“La scoperta del collegamento fra la risposta al fattore di crescita e il gene DJ-1 è estremamente interessante”, osserva Klein. “Fattori ambientali influenzano il rifornimento di fattori di crescita e le loro interazioni con i fattori genetici possono aiutarci a comprendere meglio la malattia di Parkinson.”

Uno studio parallelo e complementare condotto sulla drosofila ha ulteriormente chiarito il legame fra risposta al fattore di crescita e gene DJ-1, la cui interazione secondo i ricercatori si è sviluppata in una fase molto antiche della storia evolutiva degli animali e da allora si è sempre conservata. La scoperta di questa correlazione, osservano i ricercatori, può peraltro portare allo sviluppo di una nuova terapia almeno per i pazienti portatori di alcuni difetti genetici che li rendono particolarmente suscettibili alla malattia; in esi infatti la somministrazione di GDNF potrebbe risultare più efficace nel rallentamento della progressione della patologia che in altri soggetti.

Archivi