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L’interruttore di crescita cellulare: silenziare il recettore per arrestare cellule tumorali


Il recettore CD95, che notoriamente serve a innescare l’apoptosi, può cambiare funzione e servire da recettore per la crescita cellulare
Tutte le cellule dispongono di un meccanismo di autodistruzione destinato a intervenire quando essa è gravemente danneggiata o malata, detto apoptosi. Tuttavia una ricerca condotta da biologi dell’Università di Chicago e della Northwestern University Feinberg School of Medicine ha scoperto come un recettore ritenuto centrale per l’innesco del suicidio cellulare programmato sia in realtà corresponsabile della crescita tumorale.

La ricerca, condotta su colture cellulari umane e sul topo, ha infatti mostrato che bloccando l’attività di questo “recettore della morte” si può arrestare e invertire la crescita tumorale. Questo risultato apparentemente paradossale è illustrato in un articolo pubblicato su Nature firmato dai ricercatori che hanno condotto lo studio.

Normalmente quando il recettore CD95 viene attivato da specifiche proteine, si innesca il processo di apoptosi. A lungo si è speculato che la perdita di questi recettori potesse essere uno dei primi passi dello sviluppo dei tumori. Tuttavia diversi cancri continuano a esprimere elevati livelli di CD95 anche nelle cellule in rapida crescita. “Questi dati hanno fatto affacciare l’ipotesi che CD95 possa in effetti promuovere la crescita tumorale”, spiega il ricercatore Marcus Peter.

Nello studio i ricercatori hanno rilevato che distruggendo o riducendo i recettori CD95 in linee cellulari di diversi cancri umani e nel modello murino del cancro ovarico, la crescita tumorale rallentava e in alcuni casi le cellule maligne morivano.

Ora i ricercatori intendono identificare “l’interruttore” che evidentemente permette a CD95 di passare d una funzione di recettore per l’apoptosi a quella di recettore per la crescita. Un candidato a questo ruolo è la chinasi JNK, della quale si sa che a differenti concentrazioni ha la capacità di stimolare sia la crescita sia la morte cellulare.

La scoperta, osservano i ricercatori, può in prospettiva aprire la strada a nuove strategie terapeutiche.

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