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Ablazione della vena safena in regime di day hospital: nuovo trattamento varici

Un piccolo intervento indolore in regime di day hospital, senza rischi antiestetici, al termine del quale si può immediatamente camminare, ideale per pazienti giovani e anziani.
L’alternativa più innovativa alla chirurgia tradizionale delle varici, basata sull’asportazione della vena safena, è stata introdotta con successo presso l’IRCCS MultiMedica di Sesto San Giovanni.
La tecnica, assolutamente indolore, consiste nell’ablazione della safena con radiofrequenza (Closure Technique) mediante un intervento in anestesia locale, senza incisione chirurgica che consente una deambulazione immediata con ripresa della normale attività lavorativa e assenza di ematomi nel postoperatorio.

“L’asportazione della safena mediante stripping, consolidata da oltre 80 anni, ha permesso di ottenere buoni risultati – spiega Sergio Losa, Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Vascolare dell’IRCCS MultiMedica – ma determina, comunque, un importante ematoma, con la necessità di una forzata convalescenza di almeno una settimana e di un mese per il completo recupero”.
Nel tempo si è cercato di ridurre l’invasività del trattamento chirurgico, utilizzando sempre più diffusamente l’anestesia locoregionale al posto dell’anestesia generale e riducendo l’estensione delle incisioni. Negli ultimi dieci anni sono stati introdotti dei sistemi endoluminali che consentono di ottenere l’abolizione del reflusso safenico e delle sue conseguenze cliniche.
“L’ablazione della safena con radiofrequenza si è dimostra essere la tecnica che offre i migliori risultati a distanza – commenta Losa – con assenza di ricanalizzazione nel 98% dei casi. E’ indicata per il trattamento con questa tecnica la maggior parte dei pazienti (almeno il 70%) con malattia varicosa da reflusso safenico; un limite può essere rappresentato dall’eccessiva dilatazione della safena, o dall’estrema magrezza della coscia”.

L’intervento, eseguibile in day hospital, dura poco più di 10 minuti e prevede un’anestesia locale nel punto di introduzione del catetere per radiofrequenza, sempre controllato con un ecografo. Al termine il paziente indossa una calza elastica e può immediatamente alzarsi, camminare ed essere dimesso dopo un’ora; nella maggioranza dei casi già il giorno successivo il paziente può riprendere le solite attività lavorative.
I benefici di questa nuova tipologia di trattamento sono l’assenza di dolore e di conseguenze antiestetiche, ideali anche per le persone anziane in quanto l’immediato recupero funzionale e l’assenza di anestesia generale riducono enormemente il rischio operatorio.
Molto spesso le varicosità collaterali si riducono nei mesi successivi, senza bisogno di ulteriori procedure, ma in alcuni casi può essere necessario dopo 2-3 mesi un piccolo intervento ambulatoriale di flebectomia complementare.
L’insufficienza venosa cronica superficiale, comunemente detta malattia varicosa, rappresenta circa il 90% delle patologie venose, e costituisce un serio problema sanitario e sociale. Molto frequenti (in Italia ne soffre circa il 40% delle donne ed il 25% degli uomini) le varici consistono nella dilatazione patologica della vena, fino allo sfiancamento della parete della stessa con conseguente stasi del sangue, aumento della pressione venosa e comparsa di sintomatologia locale (dal gonfiore, calore, senso di peso, dolore e crampi notturni fino ai quadri più gravi di flebite superficiale e di ulcera varicosa).
Clic Medicina

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