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L’Europa lascia la parola ad un giovane scienziato italiano per annunciare nuove speranze a chi soffre di un tumore celebrale

BRUXELLES – “Se il nostro lavoro porterà i frutti previsti, i nuovi farmaci antitumorali potrebbero essere pronti per il 2013, dice Milo Malanga, 33 anni, bolognese, che proprio grazie ai finanziamenti Ue del programma di ricerca Marie Curie, partecipa allo sviluppo di una terapia innovativa. Il giovane ricercatore, dopo la laurea in chimica e tecnologia farmaceutica a Bologna, alle proposte italiane ha preferito di andare vedere “cosa succede all’estero”, grazie ad una borsa di dottorato europea particolarmente alettante: pagata “quasi tre volte quello che avrei ricevuto in Italia”.
Ora lavora ad un progetto comune a nove paesi, sostenuto dall’Europa, a Budapest (Ungheria) nel più grande laboratorio al mondo per questo tipo di ricerche, il Cyclolab, All’Ansa racconta i primi risultati di quei lavori, “particolarmente promettenti” che illustrerà a Torino, alla Conferenza Marie Curie. L’obiettivo: un nuovo farmaco a base di zuccheri, i cui profili si stanno precisando, che potrebbe rappresentare una valida cura per la lotta contro il tumore celebrale, che spesso non può essere rimosso chirurgicamente. “L’idea – spiega Malanga – è di creare dei veicoli per trasportare farmaci antitumorali, o addirittura veicoli fatti di farmaci antitumorali, che colpiscono le cellule malate e non quelle sane”.

Altra caratteristica, aggiunge, “il farmaco è a base di ciclodestrine, zuccheri che si possono estrarre dall’amido, quello delle patate o dal riso: sono sostanze biocompatibili, non tossiche ed economiche quindi possono essere prodotte a livello industriale a basso costo”. La ricerca in corso punta quindi a sviluppare questi ‘veicoli’ abbastanza piccoli da superare le barriere che proteggono il cervello e contro cui i farmaci di oggi sono inefficaci. Insomma, “proprio grazie ai nostri migliori talenti – commenta fiduciosa la commissaria Ue all’istruzione Androulla Vassiliou – si potrebbe salvare milioni di vite”. Prospettive per il futuro? Finirò il dottorato a Budapest dove lavorano in modo eccezionale – dice Malanga – poi probabilmente presenterò richiesta per ottenere fondi per un mio progetto. Ho delle idee in mente, nello sviluppo di farmaci non solo antitumorali ma anche antivirali; penso che siano buone”. Allora sarà il ritorno di un talento? “Lavorare in Italia, perché no, ma sono pronto a ripartire dove posso realizzare il mio progetto”. Non le mancherà il suo paese? Vuole una risposta sincera, a Bologna ho lasciato solo il cuore”.
Ansa.it

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