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Piante e carbonio: le mappe satellitari di emissioni e assorbimento

Ciò che ha sorpreso i ricercatori è il fatto che l’immagazzinamento di carbonio è differente nei diversi tipi di foresta e nei diversi tipi di geologia del suolo

Grazie all’integrazione di mappature satellitari, tecnologie laser vincolate a palloni aerostatici e rilevazioni a terra, i ricercatori del Dipartimento di ecologa globale della Carnegie Institution, insieme con i colleghi del Ministero dell’ambiente del Perù hanno messo a punto le prime mappe ad alta risoluzione del carbonio contenuto nella vegetazione forestale ed emesso dalle pratiche di sfruttamento del suolo.

Il risultato, illustrato sull’ultimo numero dei Proceedings of the National Academy of Sciences apre così la strada a un accurato monitoraggio del sequestro del carbonio e delle emissioni per l’Initiative on Reduced Emissions from Deforestation and Degradation (REDD) delle Nazioni Unite, che dovrebbe stanziare incentivi finanziari per ridurre le emissioni di carbonio dovute alla deforestazione e al degrado ambientale.

Questo progetto, come altri dello stesso tipo, sono afflitti da un problema fondamentale, dal momento che mancano di un metodo accurato e ad alta risoluzione per tener conto delle variazioni della quantità di carbonio fissato nella vegetazione e che viene perso con la deforestazione e altre pratiche di sfruttamento delle risorse forestali.

Quest’ultimo studio è riuscito a coprire circa 43.000 chilometri quadrati dell’Amazzonia peruviana, un’area corrispondente a quella della Svizzera, grazie a un processo in quattro stadi: mappatura della struttura della vegetazione via satellite; mappatura della vegetazione in 3-D con il sistema LiDAR (light detection and ranging) del Carnegie Airborne Observatory; conversione dei dati strutturali in una mappatura finale del carbonio immagazzinato ed emesso utilizzando una piccola rete di stampanti sul campo; integrazione dei dati da satellite e LiDAR per ricavare mappe ad alta risoluzione.

Combinando infine i dati storici riguardanti la deforestazione e il degrado delle foreste è stato possibile stimare l’immagazzinamento totale di carbonio della regione di Madre de Dios, che ha raggiunto 395 milioni di tonnellate, mentre le emissioni hanno toccato le 630.000 tonnellate all’anno.

“Ciò che ci ha realmente sorpreso è aver compreso che l’immagazzinamento di carbonio è differente nei diversi tipi di foresta e nei diversi tipi di geologia del suolo”, ha commentato Greg Asner coautore dello studio. “Per esempio, dove la geologia locale risale a 60 milioni di anni fa, la vegetazione trattiene circa il 25 per cento del carbonio in meno della vegetazione presente su superfici geologicamente più giovani e più fertili. È stata riscontrata anche un’importante interazione tra geologia, sfruttamento del suolo ed emissioni. Si tratta del primo esempio di correlazioni di questo tipo documentate nella foresta amazzonica”.

In particolare, i ricercatori hanno riscontrato che la costruzione dell’Interoceanic Highway, l’autostrada che dovrebbe connettere il Perù con il Brasile, insieme con il taglio e il trasporto del legname e con l’estrazione mineraria dell’oro ha causato un incremento delle emissioni da deforestazione di più del 61 per cento nel periodo considerato, mentre il degrado forestale da solo ha incrementato le emissioni regionali di carbonio del 47 per cento.

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