GSK 'open access', rende pubblic…

[caption id="attachme…

Tumori: parte la ricerca italian…

L'Universita' degli studi…

Allergeni: in quale quantità div…

Nuove regole per le indic…

Tumori: aumentano quelli legati …

Il numero di donne che sv…

Anziani con disturbi respiratori…

I disturbi respiratori n…

Apnea notturna e i rischi di ict…

Le persone che soffrono d…

Mieloma multiplo: parte la speri…

[caption id="attachment_9…

All'ESHRE 2011 Merck Serono prem…

· Un premio destinato …

Corsi di Make Up anti cancro: pe…

Il cancro della cervice u…

Testosterone: utile contro scomp…

Il testosterone puo' mig…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Primo trapianto di pancreas con chirurgia robotica: intervento a Pisa

Intervento senza precedenti di sostituzione dell’organo con la tecnica robotica mini-invasiva: tre fori e un’incisione di appena 7 centimetri. La paziente, una donna malata di diabete di tipo 1, è stata dimessa dopo un mese di decorso regolare.
E’ stato eseguito in Italia il primo trapianto di pancreas al mondo con la tecnica robotica mini invasiva.
L’intervento è stato eseguito il 27 settembre scorso e la notizia è stata data oggi a pochi giorni dalle dimissioni della paziente, conclusa la fase di osservazione del decorso post operatorio. A operare è stata un’equipe formata da decine di medici e infermieri e guidata da Ugo Boggi, direttore della chirurgia generale e dei trapianti nell’Uremico dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa.

L’intervento è durato 3 ore ed è consistito nel trapiantare un pancreas da donatore cadavere a una donna di 43 anni, madre di due figli, residente in Abruzzo, affetta dall’età di 24 anni da diabete e già sottoposta in passato a trapianto di rene. Il trapianto di pancreas è una terapia riservata ai pazienti affetti da diabete 1, quella forma della malattia che insorge in età giovanile, richiede continua somministrazione di insulina, e costituisce il 10% dei casi di diabete.

L’importanza della nuova forma di intervento, come spiega una nota dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana, risiede nel fatto che, sul piano chirurgico, il trapianto tradizionale è stato finora considerato l’esempio emblematico della maxi-invasività, sia a causa della particolarità del pancreas, sia per la complessità dell’operazione e sia per la fragilità dei pazienti diabetici: il tasso di complicazioni post-chirurgiche, infatti, raggiungeva il 50%, il livello più alto fra gli organi solidi trapiantabili.

Personale medico a parte, il protagonista dell’evento è stato un robot che si chiama “da Vinci Shdi”. E’ grazie a lui che si è potuto procedere al trapianto praticando tre piccoli fori e un’incisione di appena sette centimetri, la “porta” attraverso la quale è stato fatto passare il nuovo organo. La fase cruciale, quella che ha consentito di “collegare” alla paziente i vasi del pancreas ricevuto, è durata circa 28 minuti sulle 3 ore complessive dell’operazione. “Con questo intervento – ha dichiarato Ugo Boggi – si pone fine a una diatriba durata decenni sull’opportunità o meno di trapiantare il pancreas a causa dell’altissima invasività dell’intervento chirurgico di tipo tradizionale”.

0 0 vote
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Archivi

0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x