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H1N1: la mutazione che rende il virus piu’ contagioso

La sostituzione di un’occorrenza dell’amminoacido isoleucina con una di lisina ha mostrato di aumentare notevolmente la capacità del virus di legarsi fortemente alle cellule respiratorie

Una singola mutazione nella struttura genetica del virus H1N1 potrebbe renderne molto più facile la trasmissione da uomo a uomo, innescando una pandemia. La mutazione è stata identificata da un gruppo di ricercatori del MIT che ne danno conto in un articolo pubblicato sulla rivista online ad accesso pubblico PLoSOne.

“E’ necessario un monitoraggio continuo dell’evoluzione di questi virus”, ha detto Ram Sasisekharan, che ha coordinato lo studio. Con le attuali tecnologie è dificile predire come una particolare mutazione in una sequenza genetica possa alterare la struttura delle proteine virali, e in particolare quella della emoagglutinina (HA), che in genere è responsabile del legame del virus ai recettori presenti sulla superficie cellulare dell’ospite. Il fatto di essere riusciti a identificare una potenziale mutazione pericolosa, permetterà di identificarla immediatamente qualora essa si presenti.

Se un simile mutante virale evolvesse in natura, osservano i ricercatori, potrebbe dare origine a una seconda ondata pandemica analoga a quelle del 1918 (nota come “spagnola”) e del 1957 (“asiatica”). “Se si guarda alla storia, bastano piccolissimi cambiamenti per ottenere effeti drammatici su questi virus”, ha osservato Sasisekharan.

Nel nuovo studio i ricercatori si sono concentrati sulla proteina HA che aveva mostrato di essere in correlazione con la capacità del virus di legarsi alle cellule delle vie respiratori. Hanno quindi creato un virus con una singola mutazione in quella regione in cui l’amminoacido isoleucina era sostituito dalla lisina. Questo cambiamento ha mostrato di aumentare notevolmente la capacità del virus di legarsi fortemente alle cellule respiratorie. Il nuovo virus era anche in grado di diffondersi molto più rapidamente fra i furetti, uno dei modelli animali maggiormente utilizzati nello studio della diffusione dell’influenza umana.

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