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Infarto: ipotermia spesso come salvavita o limita danni

Le persone colpite da attacco di cuore dovrebbero essere raffreddate per limitare i danni cerebrali.

Lo affermano le nuove linee guida del Nice, National Institute for Health and Clinical Excellence, l’agenzia britannica per la salute, secondo cui la pratica non comporta pericoli ed e’ efficace nel preservare i pazienti.
L’agenzia e’ arrivata alla conclusione dopo aver visionato diversi studi che confermano che un abbassamento della temperatura corporea fino a 5 gradi e’ effettuabile in maniera routinaria su tutti i pazienti colpiti da attacco cardiaco in cui si sospetta la possibilita’ di danni cerebrali. La procedura, consigliata fino a un massimo di 24 ore sul paziente non cosciente, rallenta il ritmo con cui le cellule si degradano, e previene il rilascio di sostanze tossiche nel cervello. “Anche se i benefici sono ormai assodati – ha spiegato Bruce Campbell, uno degli autori – ancora non e’ chiaro su quali pazienti l’ipotermia dia i risultati migliori, quindi abbiamo incoraggiato maggiori ricerche in questo campo”.

 

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