Osteoporosi: l'ormone tiroideo f…

L'ormone tireostimolante …

Alzheimer: scoperto un anticorpo…

Un nuovo studio pubblicat…

Scoperto il gene primario dell’E…

Lo studio, appena pubblic…

Parkinson: Ibuprofene allontaner…

L'ibuprofene, uno dei piu…

Nel DNA le orme dell'infinita lo…

Dalla peste bubbonica all…

Congresso SIN: annunciato il vin…

Roma, 14 ottobre 2014 – L…

Un importante traguardo: control…

[caption id="attachment_1…

Melanoma: nuova terapia di vacci…

[caption id="attachment_6…

La latenza del virus HIV determi…

[caption id="attachment_7…

Scoperto un processo chiave nel …

[caption id="attachment_1…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Infarto: ipotermia spesso come salvavita o limita danni

Le persone colpite da attacco di cuore dovrebbero essere raffreddate per limitare i danni cerebrali.

Lo affermano le nuove linee guida del Nice, National Institute for Health and Clinical Excellence, l’agenzia britannica per la salute, secondo cui la pratica non comporta pericoli ed e’ efficace nel preservare i pazienti.
L’agenzia e’ arrivata alla conclusione dopo aver visionato diversi studi che confermano che un abbassamento della temperatura corporea fino a 5 gradi e’ effettuabile in maniera routinaria su tutti i pazienti colpiti da attacco cardiaco in cui si sospetta la possibilita’ di danni cerebrali. La procedura, consigliata fino a un massimo di 24 ore sul paziente non cosciente, rallenta il ritmo con cui le cellule si degradano, e previene il rilascio di sostanze tossiche nel cervello. “Anche se i benefici sono ormai assodati – ha spiegato Bruce Campbell, uno degli autori – ancora non e’ chiaro su quali pazienti l’ipotermia dia i risultati migliori, quindi abbiamo incoraggiato maggiori ricerche in questo campo”.

 

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi