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Stenosi aortica: studio accende speranze sulla cura della patologia

Una nuova ricerca mostra come molecola che causa infiammazioni ha un ruolo fondamentale nello sviluppo di una malattia della valvola cardiaca chiamata stenosi aortica. I risultati, pubblicati sulla rivista Circulation, suggeriscono che le medicine antinfiammatorie potrebbero essere usate per rallentare il progredire della malattia.

Quando il sangue scorre dal cuore verso l’aorta (il principale vaso sanguigno che porta dal cuore verso il resto del corpo), deve passare attraverso la valvola aortica. La stenosi aortica si presenta quando questa valvola non si apre completamente, diminuendo concretamente il flusso del sangue dal cuore. È la più comune malattia delle valvole del cuore.

Questa patologia è più diffusa tra gli anziani, nei quali un accumulo di depositi di calcio restringe la valvola. Alcune persone però sono nate con questo problema e altre lo sviluppano in seguito a un accesso di febbre reumatica. È più comune negli uomini che nelle donne.

I sintomi della stenosi aortica consistono in affanno, dolore al torace, svenimenti, debolezza e palpitazioni. Attualmente l’unica terapia consiste in un intervento chirurgico per sostituire la valvola danneggiata. Se non si interviene, la prognosi per i pazienti che hanno sviluppato i sintomi è cattiva. I ricercatori sono quindi impegnati per trovare farmaci che potrebbero rallentare o persino fermare il progredire della malattia.

La stenosi aortica ha molte caratteristiche in comune con l’arteriosclerosi (malattia che causa la calcificazione delle arterie). Però i test hanno dimostrato che le statine, adatte a curare l’arteriosclerosi, non sono efficaci per prevenire la calcificazione della valvola aortica.

In questo studio, alcuni ricercatori del Karolinska Institutet in Svezia hanno studiato le cause sottostanti di un’altra caratteristica della stenosi aortica, l’infiammazione. Erano particolarmente interessati al ruolo delle sostanze infiammatorie chiamate leucotrieni. Hanno quindi studiato molto a fondo le valvole cardiache di 68 persone (comprendenti sia persone affette da stenosi aortica sia persone con altre malattie) le cui valvole aortiche erano state rimosse chirurgicamente.

Queste analisi hanno permesso loro di distinguere zone sane, inspessite e calcificate della valvola. Il team ha scoperto che nei tessuti inspessiti venivano prodotti alti livelli di leutrieni e livelli ancora più alti sono stati trovati nei tessuti calcificati. L’infiammazione più grave è stata riscontrata in pazienti le cui valvole apparivano più strette nelle ecografie. Inoltre studi di coltura di cellule hanno dimostrato che i leucotrieni stimolano la calcificazione delle cellule della valvola cardiaca.

“In breve abbiamo le prove che gli enzimi che sintetizzano i leucotrieni sono sovraregolati nei tessuti inspessiti da valvole aortiche stenotiche e che i livelli della loro espressione locale sono significativamente correlati alla gravità della stenosi,” scrivono i ricercatori.

Il professore associato Magnus Bäck del Dipartimento di medicina del Karolinska Institutet, che ha coordinato il team di ricerca, ha commentato: “I risultati suggeriscono che i farmaci antinfiammatori potrebbero costituire in futuro una cura per la stenosi aortica e sarebbe molto importante per questi pazienti, la maggior parte dei quali sono anziani, se riuscissimo a rallentare la malattia in modo da evitar loro un intervento chirurgico.”

Per maggiori informazioni, visitare:

Karolinska Institute:
http://ki.se

Circulation:
http://circ.ahajournals.org

 

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