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Cellule di mammifero in laboratorio, con un singolo ‘set’ di cromosomi

Cellule di questo tipo erano state già ottenute per il pesce zebra, ma è la prima volta che questa tecnica viene utilizzata con successo su cellule staminali di mammifero


Cellule di mammifero contenenti un singolo set di cromosomi sono state create per la prima volta da biologi dell’Università di Cambridge nel quadro di una ricerca finanziata dal Wellcome Trust e dall’EMBO (European Molecular Biology Organization). La tecnica dovrebbe permettere agli scienziati di stabilire meglio le relazioni tra i geni e la loro funzione.

Le cellule dei mammiferi in genere contengono due serie di cromosomi – un set ereditato dalla madre e uno dal padre. Per capire la funzione dei geni, gli scienziati li manipolano in modelli animali come il moscerino della frutta, il pesce zebra o il topo, per poi osservare gli effetti di tali cambiamenti. Tuttavia, dato che ogni cellula contiene due copie di ciascun cromosoma, determinare il collegamento tra una mutazione genetica e il suo effetto fisico, o fenotipo, è molto complesso.

Anton Wutz e Martin Leeb – che firmano un articolo su Nature – sono riusciti a sviluppare una tecnica che permette di creare cellule staminali dotate di un singolo set di cromosomi. Le cellule staminali possono essere utilizzate per identificare mutazioni nei geni che influenzano il comportamento delle cellule in coltura. In un’ulteriore fase, le cellule potrebbero essere impiantate nell’animale per studiare il cambiamento di organi e tessuti.

La tecnica è già stata utilizzata nel pesce zebra, ma questa è la prima volta che è viene applicata con successo su cellule staminali di mammiferi.

“Queste cellule staminali embrionali sono molto più semplici rispetto alle cellule di mammifero dello stesso tipo. Qualsiasi modifica genetica si introduca nel singolo set di cromosomi avrà un effetto facilmente determinabile. Ciò potrà essere utile per esplorare in modo sistematico i meccanismi di segnalazione all’interno di reti cellulari e del modo in cui i geni regolano lo sviluppo”, ha spiegato Wutz.

“Questa tecnica aiuterà gli scienziati a superare alcuni degli ostacoli significativi che finora hanno reso così difficile studiare le funzioni dei geni. Questo è spesso il primo passo per comprendere perché le mutazioni portino alla malattia e, in ultima analisi, allo sviluppo di nuovi trattamenti farmacologici”, ha commentato Michael Dunn, responsabile della divisione di scienze molecolari del Wellcome Trust.

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