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Ulcera Venosa dell’arto inferiore: l’importanza della terapia compressiva

Le ulcere cutanee agli arti inferiori sono una patologia che incide in modo significativo sulla spesa sanitaria e sociale. Sono più frequenti fra le donne e rappresentano una condizione cronica che determina disagio e diminuzione della qualità di vita del paziente e della sua famiglia. Tra i trattamenti estrema importanza rivestono i bendaggi: la terapia compressiva è fondamentale  per  la guarigione delle lesioni e risulta ottimo il rapporto costo-beneficio.

Napoli, 25 ottobre 2011 – Interessano dall’1 al 3% degli italiani con punte massime tra gli over 65, per lo più donne. Ciò significa che oltre 1 milione e mezzo di persone soffre di ulcere croniche degli arti inferiori. Dai dati epidemiologici del nostro Paese si rileva che questa patologia, uno dei maggiori problemi sanitari nel mondo occidentale, si colloca immediatamente dopo le lesioni da decubito ma è al primo posto per la spesa sanitaria sul piano diagnostico e su quello dei trattamenti terapeutici. Inoltre è particolarmente dolorosa: è stato dimostrato che i pazienti affetti da ulcere delle gambe soffrono di dolori più intensi rispetto ad ulcere di altre zone cutanee, soprattutto in caso di ulcere arteriose o miste (artero-venose o vasculitiche). Essenziale è dunque l’approccio dello specialista e le terapie più idonee da adottare, come spiega il dottor Giuseppe Nebbioso, specialista ambulatoriale e chirurgo all’Asl Napoli 1 Centro.

“Le ulcere croniche agli arti inferiori sono per il 95% vascolari, di cui il65%  di natura venosa, il10% arteriosa e il 25% mista. L’approccio a una lesione ulcerativa non può e non deve mirare al trattamento della singola lesione come entità a se stante, ma deve sempre prendere in considerazione la malattia di base e il meccanismo patogenetico responsabile dell’ulcera. Si eseguono alcuni esami preliminari: valutazione dell’arto, doppler, determinazione di ABI o Indice di Winsor – rapporto tra pressione sistolica alla caviglia e pressione sistolica omolaterale al braccio che deve essere superiore a 0,8-0,9 – . Solo a questo punto si può pensare alla terapia da seguire anche a livello topico”.

Il trattamento convenzionale per tutte le tipologie di lesioni cutanee include l’eliminazione del tessuto necrotico, il mantenimento della ferita umida e il controllo delle infezioni. Questi trattamenti si combinano con altre modalità specifiche a seconda della tipologia di lesioni e di paziente tra cui i  bendaggi compressivi fino alle tecnologie più innovative.

“Per l’ulcera venosa è fondamentale la terapia a compressiva, che è alla base della cura della patologia venosa. Vi sono varie tecniche di compressione, utilizzate nei diversi momenti terapeutici. Per quanto riguarda le singole tecniche di bendaggio, la scelta è determinata dalle condizioni anatomiche, dallo stato della lesione, dall’entità dell’edema e dalla storia personale. L’elastocompressione richiede abilità, un’appropriata formazione e una supervisione nella fase iniziale. Ogni bendaggio esercita una pressione   che ha il un duplice scopo di ridurre il ristagno di liquidi e aumentare la velocità del flusso a livello venoso” spiega il dott. Nebbioso.

“La terapia compressiva  è essenziale per la guarigione dell’ulcera venose. Inoltre le terapia compressiva associata all’uso di medicazioni avanzate ha dimostrato un ottimo rapporto costo-beneficio, poiché se è vero che l’associazione di questi presidi ha un costo più elevato è anche vero che con tale metodica si riduce il cambio della medicazione e si velocizzano i tempi di guarigione, con conseguente diminuzione della spesa totale. In alcuni tipi di lesione che non riescono a guarire nonostante il bendaggio elastico si possono usare prodotti bioattivi a base di acido ialuronico o di collagene che avviano il processo di riparazione tessutale.

Il successo della metodica si basa sia sulla capacità proliferativa delle cellule dei tessuti, sia sulla possibilità di utilizzo di supporti biocompatibili sui quali far proliferare le cellule. L’acido ialuronico richiama macrofagi, fibroblasti e cellule endoteliali, oltre a conferire elasticità al tessuto. Ribadisco comunque” aggiunge Nebbioso, “che è fondamentale una diagnosi dettagliata e corretta, un approccio multidisciplinare per  ottenere i risultati voluti.”

Eppure la maggior parte dei pazienti con ulcere agli arti inferiori aperte da mesi o addirittura da anni non è mai stata visitata da specialisti, spesso con gravi conseguenze, in quanto se trattate male le ferite difficili sono una porta aperta alle infezioni, alla gangrena e all’amputazione.

“La prevenzione resta il primo passo per evitare condizioni che possano favorire la comparsa di lesioni” conclude il dottor Nebbioso.“Nell’ulcera venosa, per evitare queste complicanze, basta adottare semplici accorgimenti come usare calze elastiche o eseguire semplici esercizi per favorire la circolazione sanguinea.”

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