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Radiologia del terzo millennio: poche radiazioni e in 3D

E’ nata la radiologia del Terzo millennio. Immagini delle ossa tridimensionali, dell’intero scheletro, tramite radiazioni bassissime. E subito «lette» dall’intelligenza artificiale in modo che il medico non abbia solo una serie di piatte radiografie ma abbia un’elaborazione dei vari carichi dell’apparato scheletrico, delle anomalie, delle possibili correzioni anche millimetriche.


Si chiama Eos, è frutto della tecnologia spaziale francese ed è atterrato all’Istituto Humanitas di Rozzano. Primo in Italia a dotarsene. Si presenta come un’ampia cabina gialla dove si entra in piedi. Pochi secondi e lo scheletro del paziente «esce» virtualmente dal corpo per «ricomporsi» nelle fotografie hi-tech del computer. Si ricompone e parla di sé, racconta acciacchi e defaillance: difetti di postura, danni alla colonna vertebrale, all’anca, al ginocchio, alle articolazioni. Tutto registrato in posizione eretta, come accade naturalmente. Facile poi «progettare» interventi correttivi mini-invasivi, personalizzati e altamente precisi. Il massimo risultato con il minimo dei raggi: niente «bombardamenti», ma una dose di radiazioni inferiore del 90% rispetto a una comune Tac e di 8 volte rispetto a una radiografia tradizionale. I raggi X domati. Come sognava la due volte Nobel (1903 e 1911) Marie Curie, «madre» della radiografia.

«L’utilizzo di Eos – dice Luca Balzarini, responsabile della Radiologia diagnostica di Humanitas – è particolarmente vantaggioso nei giovani pazienti portatori di patologie della colonna vertebrale che necessitano di controlli ripetuti nel tempo. Per esempio nel caso di bambini affetti da scoliosi che vanno controllati ogni 6 mesi. Poterlo fare con una dose minima di radiazioni è fondamentale». Il team di ortopedici è entusiasta. «Ora siamo in grado di personalizzare gli interventi sulle patologie muscolo-scheletriche di tutte le età, dal bambino alla persona anziana», commenta Guido Grappiolo, responsabile della Chirurgia protesica dell’anca.

In campo neurochirurgico, infine, rappresenta una vera e propria rivoluzione. E va arricchire le già «spaziali» sale operatorie dirette da Maurizio Fornari: «Grazie allo speciale software di cui è dotato, Eos consente di studiare le malattie degenerative della colonna e di risalire alle origini del problema. Nel 90% dei casi sono espressione di un carico anomalo della colonna negli anni precedenti. Possiamo ora stabilire con estrema precisione entità del danno e possibile evoluzione». Un tassello in più alla già hi-tech neurochirurgia dell’Humanitas. Dotata del sistema di neuro-navigazione spinale (che guida in tempo reale il gesto chirurgico e lo verifica in tempo reale). Di sofisticati mini-endoscopi che permettono di avere una visione tridimensionale del campo operatorio e di operare per esempio l’ipofisi entrando nel cervello da una narice del naso. Di tecniche di microchirurgia e di neuroradiologia per interventi al cervello prima impossibili, a partire dai tumori.
Corriere.it

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