L'ipertensione aumenta rischio s…

L'ipertensione e' associa…

DNA spazzatura: potrebbe essere …

Nel Dna 'spazzatura' si n…

Merck Serono: studio CELIM sui r…

[caption id="attachme…

Fibrosi cistica: in USA nuova te…

Un gruppo di ricercatori…

Antibiotico e proteina bloccano …

Riuscire a fermare il…

Disturbi del comportamento alime…

Il Master di primo livell…

Obesita' nei bambini e' patologi…

[caption id="attachment_7…

Il farmacista italiano è pronto …

Lo studio pilota sull’app…

Antidepressivi in gravidanza: a …

Le donne che assumono ant…

Stress cronico: scoperto il proc…

La somministrazione ai to…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Cancro al seno: il progresso attraverso la radioterapia

Diagnosi precoce, chirurgia conservativa e radioterapia: sono questi i tre “strumenti” che, negli ultimi decenni, hanno fatto sì che “la prognosi del carcinoma della mammella sia stata completamente modificata sia in termini di qualità della vita – grazie alla conservazione della mammella – sia in termini di aspettativa di vita – la sopravvivenza è infatti nettamente aumentata rispetto agli anni ’80-’90”.

A spiegare a Salute24 l’importanza della radioterapia nella cura del cancro al seno è Riccardo Maurizi Enrici, professore di Radioterapia dell’Università “La Sapienza” di Roma – Ospedale Sant’Andrea. E afferma che, fermo restando che per prevenire il tumore alla mammella “rimane sempre valido il messaggio a tutte le donne che è necessario sottoporsi ai programmi di screening”, è stata la radioterapia “a cambiare completamente la cura del carcinoma alla mammella”.

“Fino a 15-20 anni fa – spiega lo studioso – la terapia comportava l’asportazione di tutta la mammella (mastectomia radicale) provocando una mutilazione importante. Dagli anni ’80 – dobbiamo dare merito al Prof. Veronesi di essere stato colui che ha introdotto questo nuovo modo di curare il cancro alla mammella – si toglie solo il quadrante sede della neoplasia e, anziché asportare tutta la mammella, si effettua la radioterapia – definita adiuvante – che va a distruggere eventuali piccoli residui neoplastici, ottenendo quindi gli stessi risultati che prima si ottenevano con la mastectomia radicale”.

Nel trattamento del cancro al seno, con l’affiancamento della radioterpia alla chirurgia si è ottenuto negli utlimi due decenni “un miglioramento nell’aspetto psicosomatico delle pazienti – conclude Maurizi Enrici -. Non avendo più lo spauracchio della mutilazione, le donne si sottopongono più facilmente ai programmi di screening e questo fa sì che ci troviamo sempre più spesso a trattare pazienti quando il tumore è ancora molto piccolo. Questo ci ha permesso un ulteriore miglioramento dei risultati”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi