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Epatite C: il boceprevir è la nuova molecola che sconfigge “direttamente” il virus

La molecola si chiama boceprevir e agisce direttamente sul virus. In Italia 1.000 nuovi casi e 10.000 morti ogni anno.
Sono circa 180 milioni le persone con epatite C cronica nel mondo, più del 3% della popolazione globale. E l’Italia ha un triste primato.

È al primo posto in Europa per numero di persone positive al virus, con 1.000 nuovi casi e 10.000 morti ogni anno. La lotta contro questo virus, la più insidiosa malattia del fegato, sembra ora ad una svolta. Un nuovo farmaco, già approvato nel resto del mondo e che forse a giugno sarà autorizzato anche in Italia, sembra addirittura in grado di eliminare completamente il virus dall’organismo dei malati. Mai successo. La molecola si chiama boceprevir ed è capostipite di una nuova classe di farmaci. Agisce direttamente sul virus (Hcv) ed è risultata efficace contro l’Hcv di genotipo 1, il più temibile, perché più refrattario alle cure e perché rappresenta il 60% delle infezioni globali. Aggiunto alle cure standard con interferone e ribavirina, boceprevir raddoppia e addirittura triplica la percentuale di guarigione dei pazienti.

LO STUDIO – Le evidenze arrivano da due sperimentazioni cliniche di fase III: lo Sprint-2, cui hanno partecipato pazienti mai trattati precedentemente, e il Respond-2, con pazienti su cui erano fallite le cure standard. In entrambi i gruppi, l’aggiunta di boceprevir ha migliorato significativamente la risposta virologica sostenuta, producendo un tasso di guarigione rispettivamente del 66% e del 67% nei soggetti che avevano ricevuto il farmaco per 44 settimane.

«Si tratta di una svolta perché è il primo farmaco che ha un’azione diretta contro il virus – dice Savino Bruno, epatologo dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, coinvolto nelle prime sperimentazioni del farmaco -: raddoppia il tasso di guarigione nei pazienti non trattati prima e lo triplica in quelli su cui altre cure sono fallite». A farsi portavoce dei pazienti è il presidente dell’associazione EpaC, Ivan Gardini, che spiega come «sia necessario che siano stanziati i fondi per garantire le terapie per tutti i pazienti eleggibili alla cura, a prescindere dalla gravitá della malattia. Che sia con la duplice terapia o con l’aggiunta di nuovi farmaci, il diritto alla guarigione va comunque garantito a tutti i pazienti».

IL CONTAGIO – L’epatite C può entrare nel nostro organismo seguendo diverse strade, anche se oggi le principali vie di diffusione sono due: piercing-tatuaggi e rapporti sessuali promiscui. A mettere in guardia è Antonio Gasbarrini, gastroenterologo del Policlinico Gemelli di Roma e presidente della Fondazione italiana ricerca in epatologia (Fire). «Nel passato l’epatite C si è diffusa molto con le trasfusioni infette, tra le comunità tossicodipendenti e in Italia anche con una sanità non troppo protetta – spiega Gasbarrini -. Pensiamo che fino agli anni ’70 si usavano ancora le siringhe di vetro. Ad oggi, invece, due sono le vie principali di diffusione». Da un lato «la via sessuale, quella più difficilmente utilizzata dal virus C, anche se in caso di rapporti sessuali promiscui questa può essere ancora assolutamente una via di diffusione della malattia. Poi non c’è dubbio che una grande problematica può essere quella dei piercing e dei tatuaggi, che rappresentano ormai una realtà e che devono essere fatti in strutture assolutamente protette. Per questo noi come epatologi stiamo chiedendo il controllo assoluto di tutti i centri che fanno tatuaggi e piercing». «Inoltre – mette in guardia Gasbarrini – anche le sedute di manicure e di pedicure, se fatte in posti non controllati e con materiali non sterili o non usa e getta, possono portare a una diffusione di Hcv».

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