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Cardiologia: Cardiomiociti morti, possibile riprodurli partendo da staminali

Sono le cellule motore del cuore, quelle che consentono la generazione e la trasmissione dell’impulso contrattile. I cardiomiociti, secondo uno studio dell’University of Wisconsin-Madison (Usa), potrebbero essere ricreati in laboratorio dalle cellule staminali cosi’ da sostituire quelli che muoiono a causa delle malattie cardiache. “Con il nostro metodo – avvertono gli scienziati – siamo riusciti a sintetizzare l’80% di cardiomiociti in piu’ rispetto ad altre soluzioni, che sono arrivate al 30%”. La ricerca e’ stata pubblicata su ‘Proceedings of the National Academy of Sciences’.
“Il nostro protocollo e’ piu’ efficace e sicuro di altri – afferma il team di ricercatori – abbiamo trasformato le cellule staminali umane, sia embrionali che pluripotenti indotte, con una semplice manipolazione di una fase cruciale del loro sviluppo. La tecnica – proseguono – promette un’alternativa poco costosa e molto piu’ efficiente al complesso bagno di cellule o fattori di crescita, ovvero i due sistemi ora utilizzati per trasformare le cellule staminali” nelle ‘nipotine’ specializzate del cuore.

Oggi i cardiomiociti sono difficili o quasi impossibili da ottenere direttamente dal tessuto cardiaco dei pazienti con problemi cardiologici e sopravvivono solo per poco tempo in laboratorio. “Per esempio – chiarisce lo studio – in un cuore malato possono morire fino a 1 miliardo di cardiomiociti. E l’organo ha una limitata capacita’ di riparare se stesso. Questo lavoro – suggeriscono – puo’ potenzialmente fornire ai cardiopatici le cellule necessarie”.
“Molte malattie cardiache sono dovute alla perdita o alla morte di cardiomiociti funzionanti – afferma Timothy Kamp, coautore dello studio – quindi le strategie per sostituire le cellule nel cuore malato continuano a essere di grande interesse per la scienza”.
“I cardiomiociti hanno molte applicazioni – spiega Lian Xiaojun, principale autore del nuovo studio – quelli sintetizzati con la tecnica che abbiamo messo a punto sono stati mantenuti in coltura per 6 mesi e sono rimasti vitali e stabili come il giorno in cui li abbiamo create”.
“Il piu’ grande vantaggio del nostro metodo – conclude la ricerca – e’ che utilizza piccole molecole per regolare i segnali biologici. Ora questo processo e’ completamente definito – aggiunge – e quindi piu’ riproducibile. E queste piccole molecole sono molto meno costose dei fattori di crescita proteici utilizzati in altri metodi”. ADUC – Salute

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