Impulsività e uso di droghe: sco…

Scoperto un collegamento …

Cellule staminali che diventano …

Uno studio pubblicato sul…

H5N1: identikit di un supervirus…

Pubblicato sulla rivista …

Sclerosi multipla: scatola elett…

E' stato pubblicato dalla…

Medici e pazienti uniti nel comb…

Dalla volontà di FIRE O…

Scienziati polacchi presentano i…

[caption id="attachment_1…

E' online il primo volume dell'A…

Milano, xx novembre 2012 …

Pistacchi efficaci contro iperte…

Un pugno di pistacchi all…

Obesità: terapia al testosterone…

La terapia di rimpiazzam…

L'equilibrio delicato della flor…

Un enzima utilizzato dall…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Vasi sanguigni danneggiati riparati da cellule “di supporto”

Stimolare la produzione di cellule di “serie B” per rigenerare i vasi sanguigni danneggiati. Si tratta della tecnica messa a punto da Matthew Frontini, ricercatore della Schulich School of Medicine & Dentistry, e da Geoffrey Pickering, della University of Western Ontario, di London (in Canada), nel corso di uno studio pubblicato su Nature Biotechnology.


Durante l’esperimento, condotto su un gruppo di topi, i due scienziati, tramite l’impiego di un fattore biologico – chiamato fattore di crescita dei fibroblasti 9 (FGF9) -, hanno stimolato la produzione delle cellule “di supporto” della parete vascolare – anziché concentrarsi, come avevano fatto gli studi precedenti, su quelle endoteliali o sulle cellule che rivestono la parete arteriosa – per favorire la rigenerazione dei vasi danneggiati.

Al termine dello studio, gli esperti hanno rilevato che i nuovi germogli vascolari non erano avvizziti e scomparsi, a differenza di quelli prodotti tramite l’attivazione delle cellule “principali”, ma erano durati oltre un anno. Non è tutto: i vasi sanguigni così “rigenerati” risultavano avvolti da una rete di cellule muscolari in grado di comprimerli e distenderli, un processo che assicura ai tessuti il giusto apporto di sangue e di ossigeno.

“L’FGF9 sembra ‘risvegliare’ le cellule di sostegno e stimolarne l’avvolgimento intorno alla parete vascolare –, spiega Frontini -. L’idea di stimolare le cellule di ‘supporto’ anziché quelle ‘principali’ offre la possibilità di ripensare e di migliorare il modo di curare i pazienti affetti da disturbi vascolari”.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!