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La ricerca scopre una proteina, che favorisce la demenza

C’e’ una proteina, la progranulina, dietro le demenze frontotemporali. Lo ha dimostrato uno studio studio – promosso dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da) e finanziato dalla Regione Lombardia, che ha coinvolto 400 pazienti (200 con il tumore del seno, 200 con demenza) che da un lato conferma di una relazione diretta tra progranulina e demenza frontotemporale, nella quale le alterazioni della proteina si associano a mutazioni genetiche provocando la malattia, dall’altro giunge ad una esclusione, anche se parziale, per quanto riguarda il carcinoma mammario. I risultati hanno confermato come questa condizione di demenza sia particolarmente diffusa in Lombardia, Regione nella quale numerose famiglie sembrano avere ereditato nel corso dei secoli il medesimo difetto genetico ”in progranulina’: circa il 20% di tutte le demenze. Una condizione non riscontrata in altre zone d’Italia. A fare il punto sullo studio e sulle prospettive della ricerca, sono stati oggi i rappresentanti delle Istituzioni coinvolte: l’Ospedale Sacco di Milano e l’Ospedale Fatebenefratelli di Brescia, alla presenza del Direttore Generale della Regione Lombardia.

”Lo studio – spiega Giuliano Binetti, Responsabile del Laboratorio di Neurobiologia-Centro per la Memoria dell’IRCCS di Brescia – era partito con l’intenzione di trovare le interazioni e i collegamenti comuni tra demenza e tumore del seno, pensando fossero provocati dalla progranulina, ed invece ci ha consentito di escludere il suo ruolo nella patologia mammaria e di determinarne, da un lato, l’importanza per la sopravvivenza dei neuroni, e dall’altro di verificare l’impatto che le mutazioni del suo gene hanno nei disturbi neurodegenerativi”.

Questo, oltre a chiarire la causa di un tipo di demenza, quella frontotemporale, ha aperto orizzonti del tutto nuovi ed inaspettati nella ricerca sui processi degenerativi del Sistema Nervoso Centrale.

”La progranulina – ha spiegato Gianluigi Forloni, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano – e’ uno degli esempi piu’ recenti di proteina legata ai meccanismi, gia’ noti, dell’infiammazione, con un potenziale ruolo in malattie tumorali e neurodegenerative. In alcuni casi le similitudini sono sorprendenti, a differenza di altri in cui i meccanismi proposti sono divergenti, ma il ruolo a doppia valenza che svolge il sistema immunitario e la sua attivazione, vale a dire protettivo o dannoso a seconda dei tempi e delle condizioni, sembra essere comune ad entrambi gli ambiti patologici”.

Dunque, ora, dopo i risultati soddisfacenti dello studio, la ricerca punta a valutare se i livelli di progranulina oltre ad essere strumento diagnostico, siano da considerarsi anche efficaci per l’identificazione di terapie future per la regolazione del livello della proteina.

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