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L’apertura del mercato ai generici è la vera spending review

Solo se i generici raggiungeranno volumi di vendita adeguati si potranno generare forti risparmi per il Servizio sanitario. Per questo la norma sulla prescrizione per principio attivo rientra a pieno titolo nella spending review. “Basterebbe un calo del prezzo dei generici del 10% per garantire un  risparmio di 400 milioni di euro l’anno”, dice il presidente Giorgio Foresti. “Ma questo è possibile solo eliminando gli ostacoli alla penetrazione nel mercato”

Roma, 30 luglio 2012 – In merito all’approvazione in Commissione bilancio della norma che prevede la generalizzazione della prescrizione mediante indicazione del principio attivo, a meno che il medico non motivi la sua scelta di indicare una specialità, AssoGenerici ritiene necessarie alcune puntualizzazioni.


“In queste ore si è sentito ripetere che questa norma non rientrerebbe nella spending review, in quanto non genera direttamente un risparmio di spesa. E’ un’interpretazione che rigettiamo”, spiega il presidente dell’Associazione, Giorgio Foresti. “Favorire il ricorso ai generici, permettendo alle industrie che li producono di raggiungere volumi di mercato adeguati è il solo modo di far scendere ulteriormente i prezzi. Non dovrebbe essere un mistero per nessuno il fatto che gli equivalenti, nel resto d’Europa, costano molto meno che in Italia proprio perché non esiste il monopolio del farmaco di marca. Basti pensare che se la concorrenza generasse una discesa del prezzo degli equivalenti anche soltanto del 10%, il Servizio sanitario risparmierebbe 400 milioni l’anno. Se si tiene presente questo dato di realtà, è evidente come questa norma rientri a pieno titolo tra quelle di revisione e razionalizzazione della spesa pubblica”.  Senza dimenticare che un maggiore ricorso ai farmaci equivalenti determinerebbe un risparmio consistente anche per i cittadini, che oggi spendono annualmente 770 milioni di euro per coprire la differenza di prezzo tra l’equivalente e il farmaco di marca a brevetto scaduto. Un vero ticket occulto di cui nessuno pare rendersi conto. Infine, conclude, “ribadisco che non è il Servizio sanitario a dover farsi carico del sostegno dei settori industriali: quello è compito dei ministeri dell’Economia e dello Sviluppo, ai quali deve rivolgersi chi, come Farmindustria, prospetta il crollo del comparto. Il Servizio sanitario ha il solo dovere di garantire al cittadino la migliore prestazione al miglior prezzo”.

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