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Disordine bipolare: il litio sostanza d’aiuto per curarlo

Il litio e’ una sostanza molto utile per curare il disordine bipolare, ma non tutti ripondono allo stesso modo, soprattutto a livello molecolare. A scoprirlo e’ uno studio della Yale University School of Medicine pubblicato sulla rivista Biology of Mood & Anxiety Disorders. Gli scienziati hanno scoperto che, a livello dell’attivazione di alcuni geni, il litio da’ luogo a reazioni differenti, soprattutto per quanto riguarda l’attivazione o la repressione di geni che alterano i meccanismi di apoptosi, la morte cellulare programmata.


Gli scienziati hanno misurato i cambiamenti dell’attivita’ del gene BCL2, importante per valutare gli effetti terapeutici del litio, nel sangue di 20 pazienti depressi con disturbo bipolare prime e dopo il trattamento con carbonato di litio. Dopo otto settimane di terapie, c’erano ben nette differenze di attivazione del gene fra i pazienti che avevano avuto una reazione positiva al trattamento (misurata mediante la Hamilton Depression Rating Scale) e quelli che non avevano risposto positivamente. Inoltre, gli scienziati hanno scoperto anche altri geni coinvolti in questa diversa suscettibilita’. ”Abbiamo trovato 127 geni che manifestavano differenti modalita’ di attivazione nei vari pazienti. Nella maggior parte, questi processi influivano poi sull’apoptosi cellulare”, ha spiegato Robert Beech, che ha condotto lo studio

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Il litio è sicuramente un ottimo farmaco che consente di stabilizzare l’umore dei pazienti affetti da grave disturbo bipolare, ma occorre tener presente l’importanza degli aspetti psicologici che intervengono nel fenomeno, che solitamente vengono trascurati. Il disturbo bipolare viene spesso trattato come una malattia organica, al pari del diabete, trascurandone la componente psicologica.
Un buon percorso psicoterapeutico, di orientamento cognitivo-comportamentale (www.ipsico.org/disturbo_bipolare.htm), con terapeuta adeguatamente preparato, può contribuire enormemente alla stabilizzazione dell’umore e anche alla compliance farmacologica stessa, spesso bassa nei pazienti in fase eutimica o euforica.

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