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FIMP, FIMMG e SUMAI, esprimono una chiara soddisfazione per l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Decreto-Balduzzi

I sindacati della medicina convenzionata, FIMP, FIMMG e SUMAI, esprimono una chiara soddisfazione per l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Decreto-Balduzzi, destinato ad avviare per l’assistenza territoriale quella evoluzione che la sanità italiana e i cittadini si attendono.

Roma, 6 Settembre 2012 – I sindacati, pur consapevoli del  contesto di resistenza al Decreto, ne condividono l’urgenza utile a adottare misure finalizzate ad “assicurare e garantire la continuità , la funzionalità  e lo svolgimento delle particolari attività  connesse ai bisogni di salute, di qualità  e appropriatezza delle cure ed economicità  nell’impiego delle risorse e, in particolare, di assistenza territoriale, di professione e responsabilità  dei medici, di dirigenza sanitaria e governo clinico, di garanzia dei livelli essenziali di assistenza per le persone affette da malattie croniche e rare…”.

Il Decreto recepisce alcune nostre proposte e non ha subito stravolgimenti pericolosi.

I tre sindacati non  nascondono che ora parte il percorso più complesso e delicato per chi si occupa di sanità nella politica, nella professione e nella vita sociale e civile italiana. Nel merito professionale, ora si apre il periodo della ridefinizione degli Accordi Collettivi Nazionali, quelli preposti a normare il rapporto lavorativo tra SSN e Medici convenzionati, che rappresentano la parte essenziale dell’assistenza primaria in Italia. Nel complesso più vasto delle problematiche della salute, si apre finalmente nel nostro Paese la prospettiva di un ammodernamento organizzativo, gestionale e  strutturale, che arricchirà l’attuale offerta di assistenza, creando le condizioni di valorizzazione  delle potenzialità professionali già in campo.

Il mondo della medicina convenzionata sarà  sempre – non da oggi soltanto – un soggetto autorevole e propulsivo di questa nuova sanità, pronto in ogni momento ad offrire lo stesso contributo che i medici italiani hanno dato alla sanità pubblica del Paese sin dai primi giorni della sua esistenza, come nei momenti più duri e importanti della sua vita.

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