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Bambini e corretto utilizzo degli antibiotici: Italia indietro rispetto all’Europa

Presentati i risultati del progetto ARPEC

Tallin, 23 ottobre 2012 – Europa spaccata a metà nel corretto utilizzo degli antibiotici, soprattutto quando si parla di bambini. Se al Nord Europa (quali Inghilterra, Germania e Belgio) questi farmaci si utilizzano “meno” e “meglio”, più indietro rimangono Paesi come Italia, Grecia e Spagna. Se poi mettiamo a confronto i Paesi Europei con quelli meno sviluppati (ad esempio, Asia o Africa), il divario aumenta. Ad incidere sul problema, sono anche fattori di tipo economico, culturale e sociale.
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Sono questi alcuni dei punti salienti emersi dal progetto ARPEC, uno studio di sorveglianza finanziato dall’Unione Europea (UE) nel 2010 e i cui risultati sono stati presentati a Tallinn (Estonia) lo scorso 18 e il 19 ottobre. Tra gli italiani aderenti al progetto, la Prof. ssa Susanna Esposito, Direttore della UOC Pediatria 1 Clinica della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, che ha commentato i dati raccolti in Italia.

 

“Gli antibiotici – ha sottolineato la Professoressa Esposito – sono farmaci preziosi, molto utili in presenza di specifiche infezioni, ma che non funzionano o addirittura possono essere dannosi qualora non vengano utilizzati in modo corretto. E’, quindi, molto importante che siano somministrati solo quando li prescrive il pediatra, dopo aver fatto un’attenta diagnosi della patologia presentata dal bambino”.

Secondo quanto riportato nello studio ARPEC, nel Nord Europa esiste una prevalenza (numero di pazienti trattati almeno con un antibiotico, su 100 pazienti)  più bassa nell’uso di antibiotici, con circa il 30% ( 95%CI:27.3%-32.7%), rispetto al Sud Europa, con circa il 38% (95%CI:34.6%-41.2%). Discorso a parte per  la Romania che presenta un picco di prevalenza nell’uso di antibiotici del 72% (95%CI:61.8%-81.4%). Guardano al di fuori dell’Europa (Asia e Sud Africa) nei reperti pediatrici e neonatali si registra una prevalenza nell’uso di antibiotici del 44%, maggiore rispetto a quelli Europei con il 35.4% (95%CI:33.6-37.2). In Italia, il consumo di antibiotici arriva a circa il 38% (95%CI:32.5%-43.3) posizionando il nostro Paese al penultimo posto, dopo Portogallo (28.5%) e Spagna (37,7%). Medaglia nera alla Grecia, con un utilizzo che raggiunge il 40%.

 

Un elemento di estrema importanza è quello della resistenza antimicrobica, che rappresenta un problema mondiale di sanità pubblica: ogni anno, la presenza di batteri resistenti ai medicinali antibiotici provoca la morte di circa 25.000 persone. Oltre ai decessi, il fenomeno comporta un surplus di spese per le Sanità Pubbliche e perdite di produttività per almeno 1,5 miliardi di euro1.

Inoltre, nelle diverse strutture sanitarie, la resistenza antimicrobica costituisce una minaccia particolarmente grave, che si manifesta sotto forma di infezioni contratte in seguito ad un ricovero in ospedale: basti pensare che, solo nell’Unione Europea, circa 4 milioni di pazienti soffre ogni anno di un’infezione connessa alle cure medico-sanitarie.

Tra i fattori responsabili dell’insorgenza di questo preoccupante fenomeno ci sono non solo l’uso inadeguato di antimicrobici terapeutici – sia in medicina dell’uomo, sia in veterinaria – e l’impiego di antimicrobici a fini non terapeutici, ma anche ragioni di natura socio-economica e culturale.

Per monitorare la resistenza antimicrobica ed il consumo di antimicrobici, l’Unione Europea ha istituito due diversi sistemi di sorveglianza: la Rete Europea di Sorveglianza della Resistenza Antimicrobica (ENSAR) ed il Controllo europeo sul consumo degli antimicrobici (ESAC) promuovendo, contemporaneamente, politiche di comunicazione per il corretto utilizzo degli antibiotici.

 

Rivolto ai pazienti in età pediatrica, il progetto ARPEC è stato istituito dall’UE anche con l’obiettivo di raccogliere i dati relativi al consumo e alla resistenza agli antibiotici nei bambini.

 

Il progetto ARPEC ha visto il coinvolgimento e la cooperazione di oltre 5.000 bambini appartenenti ai reparti di Neonatologia e di Pediatria d’Europa e di altri Paesi nel Mondo come Australia, Africa, Stati Uniti, Sud America e Asia. Le informazioni raccolte offrono una panoramica dettagliata su modi e tempi di somministrazione e sul volume di antibiotici prescritti negli ospedali di buona parte del mondo.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:52011DC0748:IT:NOT

 

 

 

 

 

Per favorire la cultura di un corretto utilizzo di antibiotici non solo tra i pediatri, ma anche tra le famiglie, la Prof.ssa Esposito ha predisposto un vademecum ricco di consigli pratici per i genitori, che aiuta a capire, in modo semplice, quando utilizzare gli antibiotici in pediatria:

 

Utilizzo sicuro degli antibiotici

Se il bambino si ammala ricordare che:

  • gli antibiotici non sono sempre la soluzione al problema. E’ meglio chiedere sempre informazioni al pediatra prima di somministrare qualsiasi farmaco;
  • gli antibiotici funzionano solo ed esclusivamente verso le infezioni batteriche, Non funzionano in caso di raffreddore o influenza;
  • la maggior parte delle infezioni virali non si trasformano in infezioni batteriche. Trattare le infezioni virali con gli antibiotici può portare ad un’infezione causata da batteri resistenti piuttosto che alla guarigione;
  • la presenza di muco giallo o verde nelle secrezioni nasali non significa che il bambino abbia un’infezione batterica;
  • una volta iniziata la terapia antibiotica, è importante somministrare tutte le dosi giornaliere e per il periodo di tempo indicato dal pediatra. Se la terapia viene sospesa prima del previsto, l’infezione non verrà eliminata;
  • è importante gettare gli antibiotici scaduti o che sono già stati aperti e utilizzati per un’infezione precedente.

 

 

Quando funzionano gli antibiotici?

 

Gli antibiotici funzionano solo ed esclusivamente se il bambino presenta un’infezione di origine batterica, mentre non agiscono sui virus. E’ importante che vengano somministrati al dosaggio corretto e per un numero di giorni adeguato. In caso contrario, l’infezione batterica non verrà eliminata e il bambino non guarirà. Nelle infezioni virali, come l’influenza di cui si parla tanto in questo periodo, gli antibiotici non sono utili e possono soltanto favorire il rischio di comparsa di infezioni causate da batteri resistenti all’antibiotico somministrato. In questi casi è possibile aiutare il bambino a sentirsi meglio utilizzando farmaci che alleviano i sintomi, mentre la malattia fa il suo corso.

 

Quando gli antibiotici sono utili?

 

Gli antibiotici possono uccidere i batteri oppure rallentarne la crescita. E’ importante sapere che tutte le volte che li utilizziamo esiste la possibilità che si selezionino dei batteri resistenti all’antibiotico stesso.  E’ molto probabile che nel bambino questi batteri causino successivamente un’altra infezione che sarà più difficile da trattare. Infatti, alcuni batteri che sono la causa di infezione nel bambino sono già diventati resistenti a diversi antibiotici e sono molto difficili da eliminare. L’uso scorretto degli antibiotici porta all’aumento dei batteri multi resistenti.

 

Cosa sono i batteri resistenti?

 

I batteri si definiscono resistenti quando non vengono uccisi da diversi antibiotici. L’uso indiscriminato degli antibiotici rappresenta una delle cause principali dell’aumento dei batteri resistenti. I batteri resistenti possono diffondere nella popolazione sia adulta che pediatrica.

 

I batteri resistenti possono essere trattati?

 

Si, ma devono essere utilizzati antibiotici “più forti” per via endovenosa e in ospedale. Per ridurre il rischio di infezione da batteri multiresistenti nel bambino è, quindi, importante usare gli antibiotici solo se è necessario.

 

Quali sono gli eventi avversi causati dagli antibiotici?

 

Gli eventi avversi più comuni sono nausea, diarrea, dolore allo stomaco. Alcune persone possono presentare una reazione allergica che può essere lieve, moderata o grave (ad esempio, shock anafilattico). Alcuni antibiotici uccidono i batteri “buoni ” che sono presenti nel nostro organismo, favorendo la crescita di batteri “cattivi” e causando, ad esempio, diarrea, infezione della cute o della bocca. E’ importante segnalare sempre gli eventi avversi al pediatra.

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